Auto di Cottafava bruciata, un indagato

Perquisita dalla Digos la casa di un ultras che in passato ha denunciato la polizia. Il difensore: «Non è stato trovato nulla»

di Corrado Barbacini

Si chiama Marco Saracinelli, 32 anni, di professione ferroviere ma soprattutto ultras della Triestina. Secondo gli investigatori della Digos, coordinati dal pm Cristina Bacer, è uno del commando che nella notte tra il 7 e l’8 aprile ha incendiato la Bmw X5 di proprietà del giocatore alabardato Marcello Cottafava parcheggiata in via Cadorna.

Secondo la polizia a suo carico sarebbero emersi elementi indiziari anche riguardo il tentato incendio avvenuto a fine marzo negli spogliatoi di Opicina, durante un allenamento della squadra alabardata all’indomani del pareggio con il Frosinone. Ma il fatto più grave è quello avvenuto in via cadorna. L’innesco composto da due fumogeni, infatti, aveva in pochi istanti provocato un incendio violento distruggendo completamente il suv del calciatore e danneggiato alcune auto in sosta. Alcuni testimoni, nell’occasione, avevano riferito agli investigatori della Digos di aver visto due scooter fermarsi pochi minuti prima del rogo. Due persone sui sedili posteriori delle moto erano scese e si erano avvicinate alla Bmw di Cottafava. Avevano sfondato il vetro posteriore e gettato il fumogeno acceso. Poi a tutta velocità erano risaliti sugli scooter, a luci spente e con le targhe coperte, ed erano ripartiti a tutta velocità. In pochi istanti le fiamme avevano avvolto la X5. Saracinelli è stato individuato due settimane fa. Il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati per l’articolo 423 del Codice penale, incendio. Ma, come ha dichiarato il difensore Giovanni Adami, la perquisizione disposta in quei giorni dal pm Bacer ha dato esito negativo. Insomma gli agenti non hanno trovato né a casa, né in altri luoghi di disponibilità dell’ultrà, fumogeni simili a quelli utilizzati per provocare il rogo di via Cadorna e quello tentato di Opicina. Comunque dall’abitazione dell’ultras è stato sequestrato il computer. «Mi sembra che sia molto poco, le responsabilità di Saracinelli sono tutte da accertare», ha affermato ieri l’avvocato Giovanni Adami. Gli investigatori della Digos replicano in una nota annunciando di aver acquisito «indizi di reità a seguito degli accertamenti tecnici effettuati sugli artifici pirotecnici utilizzati sia per il tentato incendio di Opicina che per il rogo della Bmw X5» e definiscono «risolto il caso». Insomma, elementi concreti, stando all’accusa. Certo è che le indagini coordinate dal pm Bacer ora puntano all’identificazione degli altri tre componenti del commando che aveva agito in via Cadorna. Sono infatti in corso altre verifiche tecniche per le quali è stata coinvolta direttamente la polizia scientifica di Roma. Il nome di Marco Saracinelli è noto alle forze dell’ordine. Il 12 giugno dello scorso anno era stato investito da un blindato della Celere durante la contestazione alla società alabardata avvenuta fuori dal Rocco, al termine dello spareggio play-out contro il Padova, che aveva decretato la retrocessione della Triestina. Sarcinelli aveva subito una serie di traumi al capo, alla gamba e al ginocchio destro. Il tifoso aveva annunciato l’intenzione di denunciare il poliziotto che guidava il mezzo «che mi ha investito». Ma nell’immediatezza a denunciarlo era stata la polizia: per non essersi allontanato dal piazzale antistante il varco “7” nonostante l’intimazione.

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