Aziende straniere, Trieste seconda in Italia

Le imprese con un titolare non italiano a quota 2.875, 127 in più rispetto all’anno precedente: sono il 17,8% delle ditte totali
Lasorte Trieste 07/02/14 - Confartigianato FVG, Conferenza Stampa, Gianfranco Trebbi, Graziano Tilatti, Dario Bruni, Enrico Eva
Lasorte Trieste 07/02/14 - Confartigianato FVG, Conferenza Stampa, Gianfranco Trebbi, Graziano Tilatti, Dario Bruni, Enrico Eva



Da chi taglia barba e capelli e chi cucina involtini primavera. Da chi vende articoli di cartoleria a chi ristruttura immobili. Sono 2.875 a Trieste le imprese guidate da un imprenditore straniero. La nostra provincia è seconda a livello nazionale solo a quella di Prato per percentuale di titolari d’azienda non italiani rispetto al totale delle ditte registrate, pari al 17, 8%. La fotografia scattata da Unioncamere a fine 2020 racconta di un tasso di crescita annuale di questo fenomeno a Trieste del 4,6%, uno dei più significativi su scala nazionale, con l’apertura di 127 nuove imprese che parlano straniero nel corso dello scorso anno.

Per valutare quanto sul nostro territorio stiano aumentando di anno in anno queste aziende, basta guardare ai dati di qualche anno fa. Nel 2009 l’incidenza delle imprese straniere era del 15,2%, scesa poi al 13,2% nel 2012 e al 10,3% nel 2013. Da lì in poi l’inversione di rotta, con il nuovo balzo in avanti nel 2015 (15%) e nel 2017 (15, 8%) per arrivare al 17% nel 2019.

Soglie ben al di sopra della media nazionale (10,4%) e dei valori registrati nel resto del Fvg, con Gorizia a quota 13,3%, seguita da Pordenone (11, 9%) e infine Udine (10, 8%). A farla da padrone sono gli imprenditori di origine cinese, serba, croata, albanese, slovena, rumena, marocchina, bengalese e turca. Ad incidere nell’anno della pandemia sulla crescita di imprese straniere nella provincia di Trieste è prevalentemente l’aumento di imprenditori impegnati nel comparto dell’edilizia. «E cresceranno ancora», commenta Enrico Eva, direttore di Confartigianato: «Con le detrazioni nell’edilizia, che a quanto pare verranno prorogate anche per le prossime annualità, è inevitabile che imprenditori, soprattutto dall’Est Europa, aprano qua». Eva riferisce che gli uffici di Confartigianato stanno ricevendo richieste ormai costanti di informazioni da parte di stranieri che intendono arrivare qui sul mercato dell’edilizia. «D’altra parte – valuta Eva – il triestino sembra prediligere gli investimenti in altri settori».

Nuove aperture si registrano anche nel commercio al dettaglio, in quello dei pubblici esercizi e in quello dei servizi alla persona, con una crescita rilevante in città del numero di barbieri stranieri. Nel comparto dei pubblici esercizi, negli ultimi anni ad incidere sul tasso di imprese straniere è stata l’apertura da parte di imprenditori di nazionalità cinese di bar, mentre ha subito una battuta d’arresto la gestione di ristoranti. Ad aumentare sono stati anche i kebab e le pizzerie dedite solo alla consegna a domicilio, gestite da turchi, bengalesi, marocchini o albanesi. Nel commercio al dettaglio le aperture da parte di imprenditori stranieri hanno riguardato prevalentemente le rivendite di alimentari, le macellerie “halal”, i negozi di elettronica, le cartolerie e i negozi di casalinghi. Nel settore dei servizi gli imprenditori immigrati si distinguono infine nella gestione delle imprese di pulizie, dei saloni di acconciature e delle sartorie.—



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