Sesana arruola medici a Trieste
L’ospedale cerca internisti in Italia. Melato: ma da noi i dottori mancano

di PIETRO COMELLI
AAA medici cercasi. Non è un semplice bando, quello pubblicato sull’ultimo bollettino dell’Ordine dei medici di Trieste. Arriva dalla Slovenia e cerca personale (medici ospedalieri internisti) in Italia. Un’offerta di lavoro raccolta diffondendo integralmente il bando dell’ospedale di Sesana. Dopo la caduta delle frontiere e il pieno ingresso della Slovenia nell’Ue, insomma, la prevista e temuta invasione di medici dall’Est per il momento non si sta verificando. Anzi, sembra accadere il contrario. Al flusso di infermieri sloveni che operano a Trieste, infatti, potrebbe a breve corrispondere un contro esodo di medici italiani. Quanto meno della minoranza slovena, visto l’obbligo di conoscere la lingua. L’emissione del bando che ricerca medici italiani in Slovenia è definita «storico» da Mauro Melato, presidente dell’Ordine dei medici di Trieste: «L’opinione corrente ha sempre visto i paesi dell’Est come una miniera di lavoratori, anche laureati, desiderosi di immigrare in Italia - dice Melato - attratti dalle condizioni di lavoro e dal livello di vita. Almeno nel caso della Slovenia, il flusso pare andare in senso inverso (in altre parti d’Europa non è andata così, ndr)».
Salvo qualche «particolare eccezione», in realtà, come lo stesso presidente dell’Ordine dei medici sottolinea riferendosi in particolare all’incarico di chirurgia plastica nell’Azienda ospedaliero di Trieste ricoperto da Zoran Marij Arnez, già direttore dell’Ospedale universitario di Lubiana. La ricerca da parte dell’ospedale di Sesana di medici ospedalieri internisti in Italia, da assumere a tempo pieno, apre una nuova fase che nasconde anche delle problematiche. «È un fenomeno che va attentamente monitorato in un momento in cui in Italia - ricorda Melato - si manifesta una carenza di medici di medicina generale. Bisogna ricordare che una recente offerta di lavoro da parte dell’Azienda triestina, all’affannosa ricerca di ortopedici e medici dell’emergenza, non ha trovato alcun riscontro». Se la Slovenia è alla ricerca di medici d’oltre confine, insomma, molto presto in Italia bisognerà affrontare un’analoga emergenza. Numeri che sono facilmente quantificabili.
«Nei prossimi cinque anni in Italia andranno in pensione 50mila medici - spiega il presidente dell’Ordine dei medici di Trieste - determinando una crisi molto importante. Non c’è il tempo materiale per sostituirli». Serve un percorso formativo di undici anni, fra l’università e il tirocinio, accompagnato da un impegno economico non indifferente. Un problema della politica e anche del cittadino-paziente che, in una realtà di confine che non esiste più, potrebbe spingere verso una sanità transfrontaliera. Nonostante le difficoltà, in realtà, siano dietro l’angolo. Anzi, dietro il confine che non c’è più. Gli italiani che hanno scelto di abitare in Slovenia, mantenendo però la residenza in Italia, continuano a servirsi del proprio medico di famiglia. E in alcuni casi chiedono perfino l’intervento dell’ambulanza del 118.
«È una situazione molto delicata che solleva problemi sulla responsabilità», dice Melato guardando a una possibile futura collaborazione transfrontaliera. Non solo pensando al numero di ospedali nello spazio di pochi chilometri, che apre un problema di qualità e quindi di pianificazione, ma allargandolo alle università di Trieste, Udine, Fiume, Lubiana e a realtà come il Burlo Garofolo, l’Irccs di Udine e il Cro di Pordenone. Una sinergia iniziata con i primi contatti fra l’Ordine di Trieste e la Medical chamber slovena che, attraverso un comune documento bilingue, dopo la caduta dei confini consente alle due realtà non solo un riconoscimento reciproco ma la possibilità di avere un controllo e punire eventuali medici abusivi. Italiani e sloveni.
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