La Gorizia in chiaroscuro di Elio Vittorini
Lo scrittore approdò in Piazzutta insieme alla moglie Rosa Quasimodo dopo la “fuitina”. E scoprì una città segnata da divisioni e convivenze difficili

Sessant’anni fa moriva Elio Vittorini, uno dei maggiori scrittori italiani del secolo scorso. Un autore che, lungo il cammino della sua vita, si trovò a percorrere anche le strade di Gorizia. Non tutti sanno infatti che Vittorini visse per un periodo proprio nel capoluogo isontino insieme alla moglie Rosa Quasimodo, sorella di Salvatore Quasimodo.
I due arrivarono in città dopo la loro “fuitina” e il successivo matrimonio riparatore celebrato nel settembre del 1927. Una vicenda molto lontana dall’immagine monumentale che oggi abbiamo dei protagonisti del Novecento: erano due ragazzi giovanissimi, pieni di inquietudine, alle prese con le difficoltà economiche, le tensioni familiari e il bisogno di trovare un posto nel mondo.
A Gorizia abitarono in Piazzutta al numero 16, nello stesso cortile dove al civico 18 era nato Antonio Bonne, il primo sindaco di Gorizia eletto a suffragio universale nel 1922. Un dettaglio che sembra quasi simbolico: nello stesso piccolo spazio urbano si intrecciano, senza saperlo, due storie molto diverse, ma entrambe profondamente legate alla vicenda del Novecento goriziano.
Quel cortile esiste ancora oggi. E c’è un particolare curioso e concreto che restituisce tutta la realtà di quella presenza: al catasto risulta ancora intestata una quota della proprietà a Gaetano Quasimodo, padre di Rosa e Salvatore. Come se quella stagione vissuta a Gorizia non fosse mai scomparsa del tutto, ma fosse rimasta silenziosamente iscritta anche nei documenti della città.
La Gorizia che Elio Vittorini conobbe non era una città letteraria, ma una città vissuta: segnata dalla ricostruzione postbellica, dai cantieri, dalla dimensione di confine. Vittorini provò persino a seguire il cognato nei lavori pubblici, tra ponti e strade in costruzione, nel tentativo — probabilmente impossibile — di adattarsi a una vita ordinata. Rosa Quasimodo racconta tutto questo nel suo libro “Tra Quasimodo e Vittorini”, oggi quasi introvabile, dove Gorizia compare come luogo di convivenze difficili, partenze, ritorni, crisi familiari e primi slanci creativi.
Ed è curioso pensare che proprio una città spesso percepita come periferica rispetto ai grandi centri culturali italiani abbia attraversato silenziosamente la vita di tanti protagonisti del Novecento. A volte Gorizia compare appena nelle biografie ufficiali, quasi fosse una parentesi. Ma le parentesi, nella vita degli scrittori, sono spesso i luoghi dove accadono le cose decisive.
Forse perché le città di confine hanno questa capacità: trattengono tracce profonde senza fare rumore.
*scrittrice goriziana
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