Le sette lettere scritte da Bobi Bazlen a Virgilio Giotti: tutti i testi

Da Pasolini a Elsa Morante. I commenti sugli intellettuali frequentati negli anni ’50 nelle sette lettere scritte a Virgilio Giotti e conservate alla Biblioteca Nazionale

Paolo Marcolin

Si concludono tutte con “Tuo bobi” (con l’iniziale del nome scritta rigorosamente in minuscolo). Sono le sette lettere dattiloscritte su finissima carta velina che Bazlen spedì all’amico Virgilio Giotti nel corso di otto anni, dal 1949 al 1957. Brevi testi che restituiscono il gusto della Roma degli anni Cinquanta, quella dove si muovevano un giovane Pasolini, la nervosa Elsa Morante, il dolente Sandro Penna.

Gli amici romani dell’intellettuale e talent scout triestino che, all’epoca, viveva in una camera ammobiliata in via Margutta dove troneggiavano pile di libri e un fornelletto con cui Bobi si preparava il caffè.

Acquistate alcuni anni fa dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e rimaste a lungo dimenticate, le lettere ora tornano a parlare grazie all’approfondimento pubblicato da Lavinia Bertocchini sull’ultimo numero della rivista Nuova antologia. «La corrispondenza di Bazlen – annota Bertocchini – svela molto della sua complessa personalità come dei rapporti di amicizia che strinse nel corso degli anni».

Le lettere

Via Margutta e Trieste

Roma, marzo 1949

Caro Virgilio

sono dieci anni oramai che vivo a Roma. Anzi, per la verità, vivo in via Margutta; anzi, vivo in due stanzette dove tutto è misurato e abbondante. Dai libri alle carte. Tutto ha un’aria di rarità (mi trasformo in una mummia). Morirò a Roma, anzi, in queste stanzette dove l’aria a volte diventa insopportabile. Manca il mare; manca Trieste. Scrivimi se ti è possibile… grazie alle lettere riesco a mantenere un silenzio produttivo. Non parlare di me con nessuno, a Trieste. Voglio essere invisibile per quella città.

Tuo bobi

Saba e Pasolini

2 febbraio 1953

Caro Virgilio

quanto mi manca il silenzio della tua stanza. In questa città metafisica e orientale è tutto un continuo schiamazzo, un urlare, un chiamare, un frastuono di voci e di rumori per cui alla fine rientro nella mia piccola caverna che sono esausto. Oggi mi è arrivato il tuo libro che ti consacra Virgilio d’Italia. Le tue poesie le conosco bene, fin dall’inizio (come Saba che, nonostante la sua cattiveria, non si sono mai allontanate dalla mia memoria) ma leggerle dentro un’antologia così ben fatta e pensata crea vertigine. Ho letto poi Pasolini e l’ho trovato misurato, pacato, spoglio di retorica e di difese, in poche parole l’ho visto come il tuo fratello minore, il tuo allievo. Non esagero caro Virgilio mio a ritenerti il mio unico poeta da cui non potrei distaccarmi; e il mio è un giudizio non fatto per consumata confidenza ma per una lealtà che si deve ad uno scrittore, lealtà che può portare a rigidi giudizi. Grazie del tuo bel disegno che mi permette di vivere a Trieste senza i legami che mi farebbero male.

Ti abbraccio mio poeta e saluta la t22

bobi

Terza lettera

3 marzo 1953

Caro Virgilio

oggi è passato a casa mia Mario Dell’Arco (simpatico, per nulla invadente) che mi ha voluto regalare alcuni suoi libri. Io ero imbarazzato sia perché non sono abituato a ricevere regali e sia perché non leggo poesia (solo quella straniera, tedesca!). Gli ho detto che sarebbe stato più proficuo per lui fare questi omaggi a critici ben più famosi di me e capaci subito di dare qualcosa in cambio. Sul fatto poi che non leggo poesia Mario mi ha risposto che non crede affatto perché sa che io leggo solo un poeta e questo sei tu caro Virgilio. Prima di andarsene mi ha detto che i tuoi pareri di lettore disinteressato da qualsiasi ambizione gli sono molto utili e pertanto ti considera come il suo maestro accanto a Pasolini. Ecco caro Virgilio volevo proprio dirti che qui a Roma, tra questi circoli letterari che io non frequento per timidezza, il tuo nome è sempre presente e ripetuto con rispetto. Prima o poi dovrai lasciare il tuo isolamento triestino e arrivare in questa palude.

Tuo bobi

Quarta lettera

Roma, 7 maggio 195323

Richiesta urgente copia con autografo di Colori (Parenti 1941) da parte di lettore appassionato tale Penna. Tuo libro totalmente sconosciuto in questa landa desolata che è Roma. I librai non sanno chi tu sia (indecente questa ignoranza). Occorre rinnovare la cultura.

Tuo bobi

La timidezza di Penna

Roma, 7 aprile 1956

Caro Virgilio

ieri pomeriggio sono stato a pranzo con il tuo Penna (non a casa sua perché non c’è spazio per due persone). L’avevo invitato io e lui, timido, quasi per scusarsi della sua presenza, mi ha dato donato un piccolo libriccino tutto giallo. Mi ha detto di fartelo avere – non conosce più l’indirizzo di casa tua e non vuole mandare libri nella famosa libreria che tu ben conosci – perché si fida del tuo giudizio di lettore non umorale, non cattivo, non distratto (del resto io stesso quando ti sottoposi alcuni miei brutti versi ebbi dei giudizi netti – scritti con amore ma netti – che mi hanno dissuaso anche solo a pensare di scrivere qualche verso per gioco). Tuttavia, se posso permettermi, tra le trenta presenti preferisco le n. XXVII – XXIX – XXX. Ogni volta che passo delle ore con Sandro mi accorgo di quanta dignità vi sia nel suo essere un uomo colmo di sofferenze ed insofferenze e come da una biografia stentata, secca, umile fuoriesca un pensiero carico di spontaneità ed intelligenza. Io lo reputo, come te, uno dei maggiori poeti italiani capace di creare una propria linea senza bisogno di critici che lo sostengano (certi questi non sono del tutto innocui, vogliono sempre cibarsi della tua intimità). Per certe atmosfere e per musicalità a me Penna pare figlio di Novalis; a questo paragone mi ha sorriso forse perché è un complimento.

Un abbraccio

Tuo bobi

Morante e Campo

Roma, 8 maggio 1956

Caro Virgilio

vedi i casi della vita. Più passo il mio tempo a diffondere i peggiori giudizi sulla mia attività di traduttore e di letterato (addirittura di psicanalista!) più mi arrivano pressioni per ricevere aiuti, consigli; rifacimenti. Si è diffusa la notizia che sappia tante lingue (ma solo il tedesco è dentro il mio corpo e la mia mente in modo totale) e così sono subissato a volte di impertinenti richieste cui devo rispondere negativamente; a volte invece devo proprio mettermi calmo e spiegare cosa so fare e cosa è lontano dalle mie possibilità. Mi sono rimesso a leggere, dietro calda insistenza, la traduzione della Mansfield della cara Morante cui però non posso mai dire parole sincere perché la feriscono (e del resto volevo dirgli [sic] di parlare con Cristina Campo, ottima traduttrice – anche di Morike e Hofmannsthal –, ma le due donne sono purtroppo due scrittrici psicologicamente antagoniste). In ogni caso posso dirti che sono le uniche due giganti in un mondo letterario – quello romano – dominato da insane cattiverie e da indecenti scrittori che mendicano qualche recensione. Tutto questo per dirti grazie delle brevi traduzioni in russo che mi hai fatto pervenire…

Tuo bobi

Settima lettera

23 luglio 1957

Mio caro Virgilio,

sono molto in pensiero per le tue condizioni di salute. Anche Penna, cui avevo accennato il tuo stato, si è sincerato di fargli sapere ogni cambiamento. Devo dirti che il duo Bobi-Penna ha sempre a cuore l’animo di Virgilio (e noi due siamo come Dante, sebbene spaesati); ti ammiravamo quando senza alcuna “laurea” insegnavi a noi a capire la poesia ed ora che hai ricevuto il premio dell’accademia dei Lincei30 siamo ancor più orgogliosi di averti come amico. Ti saluto preda di una profonda tristezza e intrappolato da mille debolezze.

Resto un* disparte.

Tuo bobi

*probabile errore di battitura per in

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