Mascherini e Marin, un dialogo lungo 20 anni tre arte e lettere

L’intenso rapporto tra lo scultore e il poeta in un saggio con interventi di Benussi, Camuffo e Nicoletti e testimonianze di Claudio Magris

Marianna Accerboni

Il concetto di interdisciplinarietà delle arti sembra un'idea recente ma in realtà è “cosa” antica. Lo dimostra, tra gli altri, il volume intitolato “Marcello Mascherini e Biagio Marin. Fra arte e lettere” (Silvana Editoriale, pgg. 352, € 33,25), curato da Francesco Bordin, responsabile con Nera Pancino, nipote ed erede dell’artista, dell’Archivio di Azzano Decimo intitolato al grande scultore (Udine 1906 – Padova 1983). La corposa e densa pubblicazione, che scandaglia un ventennio di cultura e arte tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta e ha comportato un grande impegno di studio e di ricerca, verrà presentata, in un evento organizzato dal Circolo della Cultura e della Arti, il 28 maggio alle 17.30 a Trieste a Palazzo Gopcevich. Interverranno il curatore del libro, che si è occupato in particolare anche del ricco dossier documentario pubblicato nello stesso, Cristina Benussi, cui si devono un saggio e la bio-bibliografia dell’artista, e Massimo De Grassi. Altri saggi sono di Pericle Camuffo e Luca Pietro Nicoletti accanto a testimonianze di Giuseppe Appella, Claudio Magris e Renzo Sanson.

Alfonso Gatto e Marcello Mascherini (foto Mottola)
Alfonso Gatto e Marcello Mascherini (foto Mottola)

Mascherini, che si colloca tra i maggiori scultori italiani del Novecento con echi internazionali, gode infatti di una vastissima bibliografia a firma di poeti, scrittori e intellettuali, tra cui Silvio Benco, Guido Sambo, Manlio Malabotta, Raffaele Carrieri, Lina Galli, Giani Stuparich, Anita Pittoni, Garibaldo Marussi, Aurelia Gruber Benco, Enzo Bettiza, Sergio Miniussi, Dino Dardi, Dino Buzzati, Elio Bartolini, Stelio Mattioni. In tale contesto il volume approfondisce in particolare il rapporto intercorso tra l’artista e il poeta Biagio Marin (Grado 1891 – 1985), estendendosi però anche al mondo editoriale e relazionale attraverso i contatti con i quattro “uomini di lettere” che gli furono amici e gli vissero vicino negli ultimi vent’anni di vita, approfondendone l’opera e la personalità e supportandolo con stima e affetto: il “bibliotecario curioso” Stelio Crise, l’editore e critico d’arte Vanni Scheiwiller, il poeta ermetico Alfonso Gatto e lo “scrittore di frontiera” Fulvio Tomizza. Le analisi di tali relazioni – soprattutto con Biagio Marin e la sua posizione estetica, con i progetti editoriali sulle innovative sculture “carsiche” e “floreali” di Mascherini e la corposa raccolta documentaria, che impegna circa tre quarti del volume (un quarto è costituito da testimonianze e saggi), offrono una visione nuova e più veritiera dell’artista e dell’uomo, contestualizzandolo in un periodo in cui, pur affrontando vicende personali, godeva dei successi maturati e assumeva incarichi importanti mentre il poeta gradese lo stimolava su questioni umane ed esistenziali.

«Il libro – precisa il curatore - è una delle iniziative del progetto di studio ‘Marcello Mascherini. L'uomo artista visto dai letterati del suo tempo’ sviluppato dall'Archivio nel 2024-2026, su cui è stato già organizzato un convegno di studi ed editato un altro volume, che approfondivano i suoi rapporti con altri letterati come per esempio Stuparich e Quarantotti Gambini».

Ma come si conobbero lo scultore e Marin? «Un incontro c’era stato – spiega Bordin - nel 1946, quando furono cofondatori a Trieste del Circolo della Cultura e delle Arti ma si conoscevano sicuramente prima. Nel libro si cita anche il fatto che nel 1945 entrambi vissero un’esperienza non piacevole: Mascherini era segretario del Sindacato fascista delle Belle Arti dal ‘39 al ’45 e, causa questa carica pubblica, fu inserito nella lista degli indagati dalla Commissione d’epurazione delle libere professioni istituita dal Governo Militare Alleato. Si oppose però con forza e non subì alcuna penale. E tra la fine degli anni Trenta e il 1969 Marin abitò a Trieste, dove ebbero modo di frequentarsi. In particolare nel testo di Camuffo s’intravvede poi – ricorda il curatore - il “caratterino” del poeta, un po’ piccante però molto profondo e sensibile verso le arti. Importante è anche la sua opinione sull’arte di Mascherini, dibattuta tra la stima e il fatto che secondo lui si facesse guidare dalle mode».

Il ricco dossier che correda il libro parte dalle dieci lettere manoscritte inedite di Marin a Mascherini e da altre missive per la maggior parte inedite ad altri interlocutori, conservate in parte nell’archivio dell’artista. Le lettere a Mascherini sono datate dal 6 dicembre 1962 (pochi giorni dopo la morte di Nera Micheli, moglie di Mascherini) al 18 maggio 1976, anni di piena maturità e consuntivi sia per lo scultore che per il poeta. E prosegue con gli scritti di Marin per la presentazione dell’artista alla personale alla Galleria Torbandena a Trieste nel 1967 - «anche la pietra può cantare e Mascherini la fa cantare» scrive il poeta - e in difesa del Monumento al Combattente in Largo Riborgo a Trieste, inaugurato nel 1968 da Saragat ma spesso contestato per l’attitudine da perdente del soggetto; e riporta anche gli stralci inediti dagli ampi diari di Marin (conservati all’Archivio scrittori dell’Università di Trieste) con molti e a volte toccanti riferimenti allo scultore, intrecciati alle lettere di Crise e Scheiwiller, amici e ‘assistenti’ del poeta e dell’artista. Completano il volume un’antologia di testi di Crise, Scheiwiller, Gatto e Tomizza su Mascherini e le immagini delle sculture più emblematiche create nel periodo studiato.

Il libro sarà presentato il prossimo 11 giugno alla Galleria Luigi Spazzapan di Gradisca, il 29 giugno al Municipio di Grado, in occasione del genetliaco di Marin, e il primo ottobre alla Casa dello Studente di Azzano Decimo.

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