Il ritorno di Chianese Imiterà Battimelli creando campioni

di Francesco Cardella
TRIESTE
A riportarlo a Trieste è stato il forte legame con la città, ma soprattutto il profondo ricordo di Enzo Battimelli, il suo maestro, il padre acquisito tra il sudore di corde e guantoni. Biagio Chianese non ha mai avuto dubbi, il periodo trascorso a Trieste, a cavallo degli anni '80, resta il momento più intenso della sua vita, dentro e fuori dal ring. In campo sportivo ha dato molto ma, sostengono in coro tecnici e addetti ai lavori della nobile arte, doveva e poteva fare di più.
Peso supermassimo di qualità, potente e dotato di tecnica, ben ’affamato’ sia sul ring che a tavola, proprio da buon campano. Risultati eccellenti soprattutto nell’intensa parentesi dilettantistica, con una caterva di titoli italiani e gli storici bronzi internazionali, agli europei di Torino nel 1987, ma soprattutto dei mondiali a Reno, in Nevada, un anno prima. Passato tra i professionisti conquistò in scioltezza il titolo italiano, ma trovò sbarrato poi il cammino europeo, cedendo per ko alla quarta ripresa all'inglese Henry Hakinwande, nel 1993 a Londra. Persino un mito mondiale della boxe come Teofilo Stevenson pare ricordi ancora bene tutto il potenziale di Biagio Chianese, incontrato in test pre olimpico a Los Angeles nel 1984, match risolto solo ai punti e con troppe difficoltà dal campione cubano, spedito a visionare da vicino la marca del tappeto alla seconda ripresa.
A breve arriverà al 50° round della sua vita, il prossimo 28 ottobre. Biagio Chianese ha mantenuto la stazza e probabilmente rinverdito gli stimoli. Anni non facili lontano dal ring. Tornato a Giugliano, sua terra di orgine, le difficoltà del quotidiano e un occhio molto malandato lo stavano mettendo veramente alle corde. In Campania è rimasto comunque nell'ambiente, allenando sia a Giugliano che a fianco di Damiani, il Ct degli azzurri. Intanto quella miopia trascurata, probabilmente vessata da qualche gancio di troppo incassato nello scorcio finale della sua carriera da professionista, ha trovato rimedio, guarigione, grazie ad un intervento sostenuto lo scorso anno a Trieste all'Ospedale Burlo Garofolo.
I suoi amici di sempre del pugilato triestino, pare non lo abbiano mai dimenticato e sostenuto, da Alessandro Guni ai fratelli Battimelli, Paolo e Roberto, la sua seconda famiglia, onorata in questi giorni con il ritorno a Trieste proprio in occasione del I Memorial Enzo Battimelli, andato in scena all'aperto a Muggia, tra tanto pubblico e molti ricordi. «Con Enzo ero legato da stima, rispetto, amicizia e affetto vero – ricorda Biagio Chianese –. Se ho potuto avere dei risultati di rilievo lo devo solo a lui, questo è chiaro. Lui mi ha semplicemente insegnato la boxe e cercava di ascoltarmi anche fuori dal ring. Per questo sono contento dell’organizzazione di un memorial per Enzo, perchè ricorda un maestro che creava i pugili curandoli bene, lanciandoli sul ring solo quando erano pronti veramente. Bisogna prima capire l'atleta – aggiunge Chianese – e poi metterlo a combattere, senza bruciarlo. Se è in grado di boxare allora può crescere, anche perdendo eventualmente un match».
Parla oramai da maestro e sembra voglia seguire gli insegnamenti del suo antico mentore Enzo, una missione che potrebbe continuare proprio a Trieste, ambiente che lo riabbraccerebbe subito. Chianese sta infatti sostenendo delle sedute agli allievi del Club Sportivo Trieste al PalaChiarbola, quasi delle prove generali.
La boxe triestina cerca insegnanti e lui potrebbe aderire al richiamo del gong della sua casa di adozione, anteponendo una certezza: «Amo veramente Trieste – chiosa il pugile – perchè i venticinque anni trascorsi qui sono stati in assoluto i più belli della mia vita».
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