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Dall’epopea di Rocco all’incubo dei fallimenti: la storia della Triestina Calcio, dall’inizio

Francesco Bercic

Il miglior piazzamento nel 1948, l’altalena tra campionati negli anni Sessanta e Settanta, poi il primo crac nel 1994: come si è arrivati dall’epoca d’oro del Novecento all’inchiesta della Guardia di finanza

C’è un prima e un dopo nella lunga storia della Triestina. Un prima fatto di risultati gloriosi e figure scolpite nella memoria collettiva; un dopo in cui quel passato è lentamente evaporato, andando incontro a un declino agonistico e societario, spesso tutt’e due le cose assieme.

Sul momento esatto in cui la situazione è iniziata a precipitare non c’è unanimità. Una data simbolo è senza dubbio il 30 giugno 1994, l’estate del primo fallimento nella storia dell’Unione. Ma per qualcuno i guai sono cominciati prima, con le tre penalizzazioni di fila a metà anni Ottanta, tutte riguardanti il calcioscommesse.

Per questo motivo ora, quando sulla Triestina incombe di nuovo il rischio di un fallimento a seguito dell’indagine della Guardia di finanza, vale la pena ripercorrerne almeno sommariamente la parabola. Riscoprendo le gesta dei suoi campioni, ma anche i primi indizi di quella crisi dalla quale non è ancora uscita.

Gli esordi e gli anni d’oro di Rocco

La serie A a girone unico viene istituita nel 1929 e l’entrata in scena dell’Unione ha già del rocambolesco. Vi possono infatti accedere le prime otto squadre dei due gironi della Divisione Nazionale e, a rigore, il nono posto della Triestina non basta. Il balzo lo consente la parità di punteggi all’ottavo posto di Napoli e Lazio: dopo una serie di vani spareggi, la Figc decide di ammetterle entrambe alla massima divisione, ripescando anche la Triestina per evitare un numero dispari di squadre.

Da quel fortunoso esordio si apre però un periodo di quasi trent’anni in cui i rossoalabardati disputano ininterrottamente in serie A e che culmina con l’epopea di Nereo Rocco. Di mezzo c’è la Seconda Guerra Mondiale, che per Trieste significa l’occupazione prima tedesca e poi jugoslava, con l’Amministrazione alleata che costringerà infine l’Unione a giocare le sue partite casalinghe a Udine.

Nel giro di due stagioni tutto cambia. Al campionato 1946-1947 la Triestina arriva ultima ma evita la retrocessione con il ripescaggio e il passaggio della serie A a 21 squadre. La svolta coincide con l’arrivo di Rocco: la stagione 1947-48 è la migliore in assoluto e vale il secondo piazzamento dietro al Grande Torino, a pari merito con Milan e Juventus. “El Paròn” sarà esonerato nel 1950 dopo un ottavo posto, richiamato nel 1953 e quindi di nuovo allontanato. Nel 1954 Trieste torna italiana.

L’altalena degli anni Sessanta e Settanta

La gioia e l’orgoglio per la Trieste italiana di veder la propria squadra militare in serie A dura tuttavia poco. Nel 1956-57 l’Unione retrocede in serie B. La massima divisione verrà riconquistata nel 1958-59, che resta tuttora l’ultima stagione in serie A della Triestina.

Segue, nel 1960-61, la prima retrocessione in serie C, con un’altalena tra la seconda e la terza serie che si protrae per tutti gli anni Sessanta e la serie A che si staglia sempre più come un miraggio da archiviare definitivamente.

Dieci anni esatti dopo, nel 1970-71, l’Unione cade in serie D. La squadra saprà però rialzarsi, almeno provvisoriamente. Il ritorno al successo arriva con la promozione in serie B nel 1982-83, dopo diciotto anni di assenza dal campionato cadetto.

Adriano Buffoni
Adriano Buffoni

Sono gli anni di Adriano Buffoni e Franco De Falco. Forse gli ultimi in cui la passione alabardata può sfogarsi senza altre preoccupazioni sulla propria squadra. Gli ultimi in cui a contare sono solo i risultati sportivi, e non le vicende societarie.

Il lento declino

Penalizzazioni, fallimenti, personaggi bizzarri di tutti i tipi prendono a questo punto il sopravvento sulla storia della Triestina Calcio. Quanto a penalizzazioni, ce ne sono tre di fila già a metà anni Ottanta, tutte riguardanti il calcioscommesse: nel torneo 1985-86 la Triestina è penalizzata di 1 punto (punto fatale per una possibile serie A) e di 4 per quella successiva, nella quale comunque riesce a salvarsi. Ma anche nel 1987-88, per un illecito sportivo risalente sempre a due anni prima, l’Unione parte da un meno 5 e stavolta non riesce a evitare la retrocessione in C.

Salto di quasi dieci anni: poco dopo la nascita dello Stadio Rocco, arriva il primo fallimento della Triestina, dichiarato nel giugno 1994. Perso il titolo sportivo, si ricomincia dai dilettanti.

L’incubo dei fallimenti

Dopo oltre un decennio, nel 2006 (squadra in serie B) riprendono i guai a causa delle bizzarrie di Flaviano Tonellotto: 10 mesi di disastri che portano la Triestina sull’orlo del fallimento. A salvarla è la famiglia Fantinel che mantiene gli alabardati in B dal 2006 al 2011 (con un ripescaggio).

Ma il secondo fallimento della Triestina appare inevitabile a causa delle difficoltà economiche. Nell’agosto 2011 la famiglia Fantinel cede la società a Sergio Aletti, il quale si alterna alla presidenza con la compagna Cristina De Angelis. Con un buco vicino a 10 milioni di euro nel gennaio del 2012 viene accolta la richiesta di fallimento per l’eccessivo peso debitorio.

Aletti-story: «L’Unione merita la A» Poi il declino sino al crac
Lasorte Trieste 04/09/11 - Triestina Feralpi Salò, Aletti

Segue la retrocessione sul campo in Seconda Divisione, un piccolo tira e molla con un possibile interessamento di Mezzaroma per fare la D e infine la presa di coscienza che non ci sono alternative all’Eccellenza, punto più basso fino a quel momento.

Quattro anni di D con personaggi improbabili (Mehmeti, Mbock, Pontrelli e Favarato), altro fallimento nel 2016 questa volta battendo il record di essere giuridicamente società dilettantistica e non società di capitali: è il terzo nella storia dell’Unione.

Ma arriva il cugino d’Australia di Mauro Milanese a salvare tutto: nell’aprile 2016 la società viene acquistata all’asta giudiziaria da Mario Biasin, imprenditore australiano di origini triestine. Una storia che finisce nel 2022 con la sua morte.

L’incognita americana

Con la morte di Biasin, Milanese si trova a dover passare di mano la società sull’asse Australia-Italia. In extremis la Triestina si iscrive con un mezzo miracolo operativo. È la Triestina di Simone Giacomini e dei Tik toker. Un anno bizzarro, la salvezza a Seregno e ancora un passaggio condito da lunghi silenzi, agli americani con Rosenzweig presidente.

Nel luglio del 2023 il fondo Usa Lbk Capital Llc diventa proprietario dell’Unione. Ma i problemi sono tutt’altro che finiti. Le inadempienze amministrative cumulate nel corso dei mesi portano a 23 punti la penalizzazione comminata alla squadra per la stagione 2025-2026. Un macigno e un’ipoteca quasi insuperabile per evitare il ritorno tra i dilettanti. In questo scenario, il 5 settembre 2025 il presidente Rosenzweig si dimette.

Quindi l’ultima svolta: sempre a settembre House of Doge, proveniente dal mondo delle criptovalute di Musk, diventa azionista di maggioranza, ceo Marco Margiotta. Arrivano iniezioni di liquidità, ma anche repentini cambiamenti al vertice societario, con il neo-presidente Zelenovic dimesso dopo poche settimane.

Infine, l’inchiesta che mette a nudo tutti i problemi – e le ombre – delle ultime gestioni: quindici indagati, da Milanese a Margiotta, dirigenti, consiglieri di amministrazione e anche avvocati che hanno seguito i passaggi di proprietà. E l’incubo di un altro – sarebbe il quarto – fallimento.

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