Accordi militari con Israele, scontro tra i poteri in Croazia
Ancora scintille tra il presidente Milanović e il governo Plenković di centrodestra. Il primo: «Vige lo stop alla cooperazione con Tel Aviv». Dura reazione del premier

Una coabitazione già di per sé conflittuale da sempre. Che diventa ancor più difficile a causa dei rapporti con Israele. Accade in Croazia, dove sono di nuovo ai minimi termini i rapporti tra il presidente socialdemocratico Zoran Milanović e il premier di centrodestra Andrej Plenković. La miccia, in questo caso, un possibile rafforzamento della cooperazione militare con Tel Aviv. Rafforzamento che non dovrebbe neppure essere preso in considerazione. Anzi, bisognerebbe tagliare del tutto i ponti con il comparto bellico israeliano.
È la posizione del presidente Milanović che, con una delle sue consuete “picconate”, ha ricordato al governo Plenković di «aver ordinato lo scorso anno», come comandante supremo delle forze armate, lo stop «a ogni tipo di cooperazione tra le forze armate croate e quelle israeliane». La decisione, ha rammentato Milanović, era stata da lui presa a causa «del calpestamento senza precedenti del diritto umanitario» a Gaza. Ma perché Milanović ha avvertito la necessità di ribadire il concetto? Le ragioni vanno ricercate proprio in quello che potrebbe essere letto come un ammutinamento da parte del governo nei confronti delle decisioni del presidente. Ammutinamento che si starebbe concretizzando con una visita ufficiale in Israele, in corso in questi giorni, del ministro croato della Difesa, Ivan Anušić, sbarcato a Tel Aviv proprio per discutere di come irrobustire ulteriormente la cooperazione militare croato-israeliana. Anušić che, nell’occasione, ha in particolare «ringraziato il ministro Katz», il suo omologo, per avere assicurato «la licenza d’esportazione del sistema di protezione attiva Trophy», gioiellino israeliano per la difesa automatica dei tank, sviluppato dalla Rafael Advanced Defense System, che andrà ad arricchire i Leopard 2A8 ordinati dalla Croazia alla Germania nel 2024. Non è finita. In Israele, Anušić incontrerà anche rappresentanti delle aziende nazionali per la produzione militare e pure funzionari del Direttorato per la cooperazione internazionale sulla difesa, per «rafforzare» i legami nel settore tra i due Paesi.
E gli “ordini” di Milanović? Evidentemente sono rimasti lettera morta, con conseguenti picconate. Ma il governo croato non sembra aver gradito. Anušić è in Israele «come politico, non come militare» e in ogni caso «il presidente non ha il potere» di ordinare al governo dove «possono andare i ministri o il premier», la replica di Plenković. E lo scontro è aperto, allungando la lista delle contese tra presidenza ed esecutivo, mentre un sondaggio online del portale Index ha svelato che il 77% dei lettori si schiera con Milanović. —
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