Il dialetto fiumano è patrimonio della Croazia: storico traguardo per la cultura italiana

Dopo un iter durato tre anni, il ministero di Zagabria iscrive l’idioma veneto di Fiume nel Registro dei beni immateriali. Un atto di tutela che unisce rimasti ed esuli: ora la sfida passa alle scuole e alle istituzioni per salvare una lingua parlata da poche migliaia di persone

Andrea Marsanich
Una veduta di Fiume
Una veduta di Fiume

Un riconoscimento di portata storica, una gioia immensa per i connazionali fiumani, rimasti ed esuli, una grande vittoria per chi ha contribuito si centrasse l’ambito traguardo. Il dialetto fiumano è stato ufficialmente iscritto nel Registro dei beni culturali immateriali della Repubblica di Croazia, decisione presa dal ministero croato della Cultura e dei Media il 31 marzo. Martedì si è avuta la consegna del decreto alle istituzioni che avevano proposto l’iscrizione – iter avviato tre anni fa – e quindi alla Comunità degli Italiani di Fiume, del Consiglio cittadino della minoranza italiana e delle quattro scuole elementari italiane del capoluogo quarnerino.

Grazie all’atto ufficiale, il fiumano va ad affiancarsi a 35 dialetti e parlate, tra cui l’istroveneto e l’istrioto, tutti proclamati bene immateriale della Croazia. Grazie all’iscrizione nel Registro, che ha avuto quali promotori principali l’ex presidente della CI di Fiume Melita Sciucca e Mirjana Crnić Novosel, dirigente della sede dislocata dell’Istituto di lingua e linguistica croata in seno alla facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, per il dialetto fiumano si schiudono orizzonti relativi alla tutela istituzionale. Lo status definito impegnerà istituzioni e la comunità a preservarlo e a garantire condizioni ottimali per il suo sviluppo. Sia ben chiaro: il fiumano non sta attraversando un momento particolarmente felice, parlato solo da poche migliaia di persone in città e nel mondo, al contrario di quanto avveniva a Fiume fino al termine della Seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra.

L’esodo massiccio ha fatto imboccare a questo idioma di origine veneta una strada in salita, una rarefazione che lo ha relegato in pochi ambiti, come quello familiare, nel sodalizio dei connazionali di Palazzo Modello, in istituzioni come la Casa giornalistico – editoriale Edit, nella Redazione italiana di Radio Fiume, nel Dramma Italiano, nella sede fiumana di Unione Italiana e in poche altre realtà.

A tutelarlo però ci sono stati, in questi ultimi decenni, testi, raccolte di poesie, iniziative delle scuole con lingua d’insegnamento italiana, eventi culturali, il sempre più popolare e apprezzato Festival delle canzonette fiumane (altra importante vittoria di Melita Sciucca) e sicuramente a contribuire è stato il docufilm “Fiume o morte!”, del regista Igor Bezinović, con narrazioni in fiumano.

Lo Stato croato, per mano del suo dicastero e dopo un procedimento lungo, laborioso e dettagliato, ha creato le condizioni per una tutela e un rilancio del dialetto fiumano. Molto però dipenderà da tutti coloro che ancora si esprimono in fiumano e dalle istituzioni locali e non, che dovranno adoperarsi affinché il riconoscimento non resti un atto formale. A prescindere dagli esiti futuri, l’atto del ministero di Zagabria ha un altissimo significato simbolico per la Comunità nazionale italiana che vive a Fiume e per i suoi figli sparsi nel mondo. A esprimere enorme soddisfazione e compiacimento sono stati, oltre a Sciucca e Crnić Novosel, anche la presidente del Consiglio della minoranza Irene Mestrovich, il presidente della CI fiumana Enea Dessardo, il deputato italiano al Parlamento croato e vice presidente dello stesso Furio Radin, i massimi esponenti di Unione Italiana, Maurizio Tremul e Marin Corva, nonché Franco Papetti, presidente dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo.

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