A Fiume lo storico hotel Emigranti ridotto a rifugio per i senzatetto

Inaugurato nel 1908 per gestire i flussi verso New York: ora degrado crescente e nessun progetto

Andrea Marsanich
Una veduta dell’ex albergo Emigranti a Fiume (foto Novi list)
Una veduta dell’ex albergo Emigranti a Fiume (foto Novi list)

 

Uno dei simboli del passato di Fiume, ora ridotto a triste (e anche pericoloso) rifugio per i senzatetto. L’ex hotel Emigranti, situato in via Milutin Barać, già via dell’Industria e ancora prima via Volosca, si trova in condizioni disastrose e nei suoi confronti pare non esserci nemmeno la parvenza di un progetto di valorizzazione, più che meritato per la sua struttura architettonica e per il ruolo svolto dall’edificio a partire dall’inizio del Novecento. Per chi non lo sapesse, l’albergo Emigranti ospitò dall’anno della sua inaugurazione, il 1908, e fino al 1914, quando iniziò la Prima guerra mondiale, circa 100 mila cittadini austro-ungarici, fiondatisi all’epoca a Fiume per poter raggiungere la terra dei sogni, di un’esistenza dignitosa: l’America.

Purtroppo l’edificio costruito in cemento armato su progetto dell’ingegnere Konstantin Zielinski, professore al Politecnico di Budapest, è stato settimane fa al centro di un incendio che – al secondo dei tre piani dello stabile lungo 160 metri – ha divorato parte dell’inventario. Non ci sono stati per fortuna feriti o vittime, mentre le indagini hanno constatato che le fiamme non sono state originate da un fattore tecnico, ma che la causa era da attribuirsi all’attività umana. Come dire che il fuoco è stato causato dai senzatetto che solitamente cercano riparo in questo edificio in stile secessionistico, ben sapendo che nessuno e niente può impedire il loro ingresso e soggiorno nell’ex hotel.

La sua edificazione venne formalizzata nel 1904 dal ministero degli Affari esteri ungherese, dopo che lo stato magiaro aveva deciso di gestire i flussi attraverso il suo porto di Fiume e assegnato nel 1903 la concessione alla compagnia di navigazione inglese Cunard Line della linea marittima Fiume – New York. Apriti cielo: da quel momento la città dell’aquila bicipite venne invasa da migliaia di persone che volevano emigrare verso gli Stati Uniti. Proprio tra 1904 e 1906, l’ufficio consolare degli Usa a Fiume venne affidato al giovane e ambizioso Fiorello La Guardia che prese parte alla pianificazione delle procedure per la visita medica obbligatoria dei migranti prima del loro imbarco a Fiume. Una pratica che divenne parte integrante del programma hotel Emigranti, come rilevato in un saggio alcuni anni da dall’architetto Maroje Mrduljaš. Venne non a caso scelta un’area lontana dal centro città, vicina alla ferrovia e quasi in riva al mare.

Per quei tempi, il massiccio albergo si poteva considerare di lusso, essendo dotato di elettricità, riscaldamento centrale, una capacità di 1.500 posti letto e anche una sala da pranzo di ben 650 metri quadrati, senza alcuna colonna di sostegno per non intralciare il movimento degli ospiti. Durante il conflitto venne poi trasformato in ospedale militare austro-ungarico. Tra le due guerre divenne la Caserma Savoia dell’Esercito italiano e poi, dal 1945, Casa dei lavoratori portuali, Fabbrica di imballaggi e dal 2000 spazio dove il proprietario, l’azienda MGK pack, affitta i locali per varie attività. C’è stato da parte del titolare il tentativo di vendere l’ex albergo, ora bene culturale della Repubblica di Croazia, ma non se n’è fatto nulla perché la Città di Fiume, che vantava il diritto di prelazione, non ha mostrato alcun interesse per lo stabile, valutato 1,4 milioni di euro. Nel frattempo sempre più preda del degrado. —

 

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