Fosse comuni in Kosovo, ritrovati i resti di 23 persone scomparse nel 1999
Gli scavi degli esperti forensi svelano i resti di possibili vittime albanesi di un’imboscata tesa dalle milizie serbe durante la guerra

Settimane di scavi in tre fosse comuni, tutte localizzate nell’area di Zubin Potok, nel nord del Kosovo. Infine, l’annuncio ufficiale da parte di Procura speciale del Kosovo, polizia e Istituto di medicina legale, del risultato degli sforzi di tecnici forensi ed esperti, ossia il ritrovamento dei resti di ben 23 persone, “missing” dal 1999.
Accade in Kosovo, dove il ministro degli Interni ad interim, Xhelal Svecla, ha reso appunto pubblica la notizia del «rinvenimento dei resti di 23 individui» che erano stati occultati «in tre fosse comuni». Secondo quanto ha fatto sapere Pristina, le operazioni di scavo nelle tre fosse dovrebbero continuare fino a venerdì 28 agosto.
Si tratta con altissima probabilità di civili di etnia albanese, eliminati dalle forze serbe tra il 1998 e il 1999, ma la «piena identificazione» delle vittime sarà forse possibile «solo dopo il completamento degli esami forensi e di tutte le procedure collegate», incluso test del Dna, hanno informato le autorità di Pristina.
Ma c’è già qualche indizio sulla possibile identità dei sepolti nelle fosse comuni. I 23 – o almeno una parte di loro – potrebbero essere le vittime di un’imboscata risalente all’aprile del 1999, durante la guerra in Kosovo e a bombardamenti Nato già iniziati. Si tratterebbe di un gruppo di intellettuali di etnia albanese, tra cui avvocati, docenti e medici, che erano in viaggio su un autobus partito da Mitrovica e diretto in Montenegro.
Secondo testimonianze del tempo, il pullman su cui viaggiavano i 23 sarebbe stato fermato nei pressi di Zubin Potok da un gruppo di miliziani serbi, che avevano istituito un posto di blocco. Dei malcapitati non si ebbe più notizia e forti sono i sospetti che i siano stati appunto prima sequestrati, poi uccisi, i loro corpi gettati e abbandonati per più di un quarto di secolo nelle tre fosse comuni da poco scoperte. Fra i potenziali complici del massacro, tre serbi di recente arrestati dalla polizia kosovara, ora accusati di crimini di guerra.
Nell’ambito delle indagini, ha fatto sapere sempre Svecla, sono stati confiscati anche arsenali di armi da guerra, nascosti nell’area di Zubin Potok, assieme ad altro materiale e uniformi militari. Sempre Svecla, infine, ha puntato l’indice contro Belgrado e la Srpska Lista, il partito di maggioranza fra i serbi del Kosovo, che starebbero mantenendo un atteggiamento omertoso sugli ultimi sviluppi dell’indagine, fatto che denoterebbe «sostegno a coloro che hanno pianificato, organizzato ed eseguito questi gravi atti».
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