«Intesa Trump-Vučić sul Kosovo»: un ex diplomatico agita la Serbia

Le dichiarazioni di Nebojša Vujović hanno trovato un’immediata smentita da parte del governo

Stefano Giantin
Vučić e Trump alla Casa Bianca nel settembre 2020 per la firma dell’intesa sui rapporti con il Kosovo
Vučić e Trump alla Casa Bianca nel settembre 2020 per la firma dell’intesa sui rapporti con il Kosovo

Un ex diplomatico serbo di altissimo livello, in passato chargé d’affaires a Washington – non proprio l’ultimo arrivato - lancia all’improvviso una inaspettata “bomba”. E provoca una tempesta di dimensioni epocali, oltre che una immediata gragnuola di smentite da parte delle più alte cariche dello Stato. Si tratta di Nebojša Vujović, ex feluca oggi in pensione, noto per l’aperta antipatia verso chi oggi governa a Belgrado.

Vujović, parlando all’agenzia Beta, ha sostenuto nientemeno che il presidente serbo Vučić sarebbe pronto a riconoscere sottobanco il Kosovo, garantendosi così il sostegno di Trump per rimanere al potere. Fantapolitica? No, almeno secondo la campana di Vujović. Il ministro degli Esteri serbo Marko Djurić, in questi giorni in visita negli Usa, sarebbe stato infatti «invitato a Washington così che Rubio», il segretario di Stato Usa, potesse «presentargli, a nome del governo americano e di Trump, un accordo vincolante e segreto sul riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo» redatto dagli americani, ha sostenuto Vujović.

Ma perché Trump dovrebbe interessarsi al Kosovo? E soprattutto perché Vučić dovrebbe giocarsi carriera e poltrone stringendo la mano a Pristina? Entrambi avrebbero i loro interessi, la versione dell’ex ambasciatore. Sciogliere una volta per tutte il nodo del Kosovo sarebbe «un grande successo per Trump oltre che uno schiaffo alla Ue e alla Russia», ha spiegato Vujović. Ma l’intesa gioverebbe anche a Vučić, «perché si garantirebbe tempo da trascorrere al potere». Accettato di compiere il doloroso passo, riceverebbe infatti implicitamente luce verde per «soffocare i media indipendenti» sopravvissuti in Serbia e scanserebbe inoltre «sanzioni Usa per corruzione, brogli e mancato rispetto dello Stato di diritto», sulla base della nuova normativa Usa sulla democrazia nei Balcani, approvata dal Congresso.

«Per rimanere al potere, Vučić deve accettare la proposta Usa sul riconoscimento del Kosovo», ha ribadito Vujović. Solo boutade di un anziano funzionario in disarmo, che disprezza Vučić e governo, fuori dai giochi e in cerca di visibilità? O c’è qualcosa di vero? Impossibile saperlo, al momento. E le accuse vanno prese più che con le pinze. Ma il tasto toccato è delicato. E la reazione delle autorità è stata immediata e dura come non mai.

Quelle di Vujović sono «invenzioni deliranti», ha aperto le danze il segretario generale del ministero degli Esteri serbo, Dušan Kozarev. A stretto giro di posta è arrivata anche la secca smentita di Djurić, arrivata proprio da Washington. «Se non fosse triste sarebbe divertente», il commento di Djurić sulle uscite di Vujović, da lui poi definite «complete menzogne». Vujović parla «senza prove e indizi credibili», solo sulla base della sua «fantasia malata», il durissimo attacco del ministro per l’Integrazione europea Nemanja Starović, che ha giurato che Vučić continua a «difendere l’integrità territoriale» della Serbia. Si tratta di «fabbricazioni pensate per non essere provabili, che crescono sul suolo fertile di paranoia e odio», ha fatto eco il ministro della Cultura, Nikola Selaković. «Né con Rubio né con San Pietro parlo del Kosovo, il Kosovo è Serbia, lo sarà in futuro, fine della storia», ha assicurato infine lo stesso Vučić. Ma le polemiche stanno facendo esplodere i social e le sezioni commenti dei giornali, tra chi crede a Vujović e chi si fida ciecamente della linea governativa. —

 

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