Lo Janša 4 divide gli intellettuali e il gotha politico in Slovenia
Intanto ieri sono iniziate le audizioni dei ministri scelti nelle commissioni parlamentati

Il Parlamento ha ormai deciso del destino del “condottiero”, confermandogli con 51 voti l’incarico da premier in pectore, con la responsabilità di formare il nuovo governo. E i suoi candidati ministri hanno iniziato ieri gli esami nelle rispettive commissioni, mentre le forche caudine del voto di fiducia – uno scoglio che non fa paura – si avvicinano, passo da archiviare forse già giovedì. Ma se i giochi politici sembrano fatti, non lo sono quelli nella società. Che continua a dividersi e a discutere animatamente sullo “Janša 4”, il nuovo governo guidato dal leader Sds.
È lo scenario che si osserva nella vicina Slovenia, Paese che appare spaccato. E dove ci si arrovella - anche nel gotha politico e nel mondo intellettuale - se la direzione che sta prendendo Lubiana sia quella più azzeccata. Se ne è detto certo, da una parte, “Katedrala Svobode” (Cattedrale della libertà), autorevole think tank conservatore che conta, tra le sue fila, nomi del calibro di Peter Jambrek, uno dei padri costituenti, dell’ex presidente della Consulta, Ernest Petrič, dell’intellettuale Alenka Puhar, dell’accademico Žiga Turk, del teologo Ivan Štuhec e soprattutto di Dimitrij Rupel, ex ministro degli Esteri, de facto il primo a Lubiana, nel gabinetto Peterle, dopo le prime elezioni democratiche del 1990.
Sono questi i nomi di alcuni dei firmatari di punta di una lettera aperta di «saluto al sedicesimo governo della Repubblica di Slovenia», quello di Janša appunto. Che sarebbe l’uomo giusto al comando, di questi tempi. Governo che avrebbe già dimostrato «la sua competenza politica», malgrado i «costanti tentativi distruttivi, il discredito dei media e proteste irrazionali», ha stigmatizzato il think tank. No, è Janša la scelta migliore per Lubiana, oggi, ha assicurato Katedrala Svobode, per affrontare da una posizione forte il tema «delle migrazioni», ma anche «l’inverno demografico».
Ma c’è anche un’altra Slovenia, molto preoccupata per la svolta a destra del Paese. Lo conferma la discesa in campo anche di un corposo blocco di sessanta intellettuali, esperti e politici – tra cui ben due ex presidenti della Repubblica – una testimonianza pesante, anche se indiretta di contrapposizione all’endorsement a Janša di Katedrala Svobode.
Fra i firmatari di una lettera aperta che va letta come un «appello alla società slovena» a mobilitarsi, nomi importantissimi. Fra tutti, i già capi di Stato sloveni Milan Kučan e Danilo Türk, l’ex ministro Ivan Svetlik, ma anche i celebri filosofi Mladen Dolar e Tine Hribar, senza dimenticare lo storico Jože Pirjevec, l’autorevole economista Bogomir Kovač e decine di altri.
Il messaggio del fronte intellettuale anti-Janša, chiaro e univoco: «Il compito fondamentale di qualsiasi coalizione e del suo governo è quello di creare le condizioni per il benessere dei cittadini, garantire la coesione sociale, proteggere la comunità nazionale dai rischi esterni e contribuire così al suo sviluppo sostenibile». Non sarebbe però questo il caso di Janša che, con riforme neoliberali – un riferimento alla legge omnibus per «lo sviluppo della Slovenia», fortemente osteggiata dai sindacati - potrebbero premiare una minoranza più abbiente, a scapito del welfare e della parte più debole della cittadinanza. Soffiando sul fuoco dei potenziali «conflitti sociali», trascurando completamente pure «la protezione dell’ambiente». Lo Janša 4 altro non sarebbe che una «coalizione per la disgregazione» della Slovenia, un j’accuse dei sessanta. Ma la rotta politica sembra ormai segnata.
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