Kosovo, nasce il governo Kurti IV: fiducia risicata e crisi politica ancora aperta
Il premier uscente incassa l'ok dell'Assemblea senza i partiti d'opposizione e la Srpska Lista, mentre resta l'incognita sull'elezione del presidente della Repubblica

Una risicata fiducia a un nuovo governo che, tuttavia, di nuovo ha assai poco. E un passo importante che non risolve affatto la gravissima crisi politica e istituzionale che affligge il Paese balcanico da ormai quasi due anni.
È questo lo scenario che riguarda il Kosovo, nazione andata alle urne lo scorso giugno – per la terza volta nell’arco di 18 mesi – per cercare di dare a Pristina una guida salda e, soprattutto, per sbloccare l’impasse sulla scelta del nuovo presidente. E a Pristina, tre mesi e mezzo dopo, quantomeno si insedia un nuovo legittimo governo.
Ma le nubi non si diradano, anzi. Il governo è il “Kurti IV”, retto dal leader del partito di maggioranza Vetëvendosje, sinistra nazionalista, che alle elezioni anticipate dello scorso 7 giugno aveva conquistato il 47,1% e 53 seggi (-4 rispetto a quelle del dicembre 2025). Ed è proprio ancora Albin Kurti – per la quarta volta – il premier eletto in Kosovo.
La svolta è arrivata l’altra sera, domenica 13 settembre, quando 62 deputati dell’Assemblea nazionale, solo uno in più della maggioranza richiesta, hanno detto sì alla fiducia al Kurti quater.
A votare a favore i 53 deputati di Vetëvendosje, a cui si sono uniti i rappresentanti politici di svariate minoranze etniche, non però la Srpska List (Sl), espressione della minoranza serba. Otto i voti contrari, quelli dei deputati della Sl, ma in Aula non si sono presentati gli eletti nelle fila dei maggiori partiti di opposizione, ovvero del Partito Democratico del Kosovo (Pdk), dell’Alleanza per il Kosovo (Aak) e della Lega democratica (Ldk).
Prima di incassare la fiducia Kurti non ha presentato un vero e proprio programma organico, specificando che il nuovo governo è solo la continuazione del precedente, il cui lavoro era stato “interrotto” dal voto di giugno, deciso dopo l’ennesimo flop nel processo di elezione del presidente della Repubblica.
L’obiettivo principale del Kurti 4, tuttavia, è quello di «ripristinare la sicurezza e il benessere di tutti i cittadini», ha sostenuto il premier, che ha rivendicato i successi della sua leadership – in particolare la crescita economica al 6% in media negli ultimi anni, promettendo poi di portare gli stipendi medi nel pubblico a mille euro.
La fiducia a Kurti è arrivata subito dopo l’aggiramento di un altro ostacolo che sembrava difficile superare. Nei giorni scorsi, infatti, la maggioranza era riuscita a eleggere la nuova presidente del Parlamento, Albulena Haxhiu, sempre di Vetëvendosje, che al contempo continua a svolgere le funzioni di presidente della Repubblica ad interim – finché i deputati non riusciranno a convogliare i loro voti su un candidato super-partes accettato da maggioranza e opposizioni. Per lei, sempre 62 sì – la stessa maggioranza che ha poi scelto Kurti domenica.
Le buone notizie per il Kosovo, comunque relative, finiscono qui. Dopo l’elezione di Haxhiu, infatti, si è registrato un nuovo impasse sulla scelta dei vicepresidenti del Parlamento, con baruffe trasversali tra i partiti. Prima della fiducia a Kurti qualcosa si è sbloccato, in seguito all’appello di Haxhiu ai politici a «non prendere in ostaggio il Parlamento».
L’Assemblea è infatti riuscita a eleggere quattro su cinque vicepresidenti – uno in quota Vetëvendosje, uno Ldk, uno in quota minoranze etniche non serbe e uno della Srpska Lista, facendo andare su tutte le furie il Pdk, che ha sostenuto che mancando l’ultimo vicepresidente, in quota al partito che fu di Thaçi, la legislatura non sarebbe dovuta iniziare. Di conseguenza il Parlamento non avrebbe legittimità, una posizione condivisa da illustri costituzionalisti come Enver Hasani – lunedì sottoposta al vaglio della Consulta.
Il partito ha annunciato un secondo ricorso contro lo stesso voto di fiducia al Kurti IV. Il nodo cruciale rimane tuttavia l’elezione del presidente, con la soluzione Bekim Sejdiu in standby dopo la fronda di sei deputati dell’Ldk. E manca ancora una maggioranza per superare lo scoglio mentre si avvicina la deadline del 4 ottobre, quando il mandato ad interim di Haxhiu dovrebbe scadere.
E se nulla cambierà, non sono escluse nuove elezioni parlamentari anticipate.
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