Kosovo, polemiche sull’esclusione dei deputati della Srpska Lista
La Lista ha presentato ricorso contro la decisione del Cik. Se rigettato, si apre la strada dell’appello alla Corte costituzionale

Una nuova mossa quantomeno temeraria, destinata a provocare forti tensioni in patria – e nuove turbolenze sul sempre delicato asse con Belgrado. È quella che è stata fatta dalla Commissione elettorale centrale del Kosovo (Cik) che, a causa del veto posto da due membri affini al partito di maggioranza a Pristina, Vetevendosje del premier Albin Kurti, non ha convalidato i mandati conquistati al voto di dicembre a nove parlamentari della Srpska Lista (Sl), il maggior partito fra i serbi del Kosovo.
La mancata ratifica è arrivata nell’ambito del riconteggio totale delle schede, ordinato a causa di svariate irregolarità nello spoglio a livello nazionale, caso che ha portato anche a svariati arresti. Gli altri sette membri del Cik si sono astenuti. L’esclusione dal Parlamento della Srpska Lista è una «decisione discriminatoria e anti-serba», la posizione della Sl, che ha parlato di offesa a danno di «42.759 elettori» che hanno scelto il partito alle elezioni dello scorso dicembre.
L’oltranzismo dimostrato da alcuni membri del Cik – non nuovi a questo tipo di impresa contro il partito della minoranza serba- «rappresenta un altro duro colpo ai diritti politici del popolo serbo», ha fatto eco il ministro degli Esteri di Belgrado, Marko Djurić. «Assistiamo a nuove iniziative che acuiscono la sfiducia e confermano che la sistematica privazione dei diritti dei serbi rimane la prassi, non l'eccezione», ha rincarato Djurić. La Lista ha presentato ricorso contro la decisione del Cik. Se rigettato, si apre la strada dell’appello alla Corte costituzionale.
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