Il Parlamento rimane in stallo: Kosovo di nuovo verso le elezioni

Stavolta l’aula non riesce a nominare il presidente della Repubblica. Verso lo scioglimento della Camera

Stefano Giantin
La presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, a un vertice a Bruxelle. Foto Agf
La presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, a un vertice a Bruxelle. Foto Agf

Il Parlamento del Kosovo fallisce l’ultimo tentativo di salvare il salvabile. E il Paese, per la terza volta in poco più di un anno, si avvia a tornare alle urne per nuove elezioni politiche anticipate. Ma la Consulta potrebbe ancora sparigliare le carte.

Venerdì mattina il Kosovo è stato scosso dalla decisione della presidente uscente Vjosa Osmani di sciogliere ancora il Parlamento, il passo preliminare al ritorno alle urne. La decisione di Osmani è arrivata un po’ a sorpresa dopo la scadenza del termine massimo per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. In assenza di due candidati – l’unico messo sul tavolo è stato Glauk Konjufca, del partito Vetëvendosje (Vv) del premier Albin Kurti, non una figura super partes e per di più indigesta alla minoranza – non è stato possibile indire una sessione parlamentare per scegliere il nuovo capo dello Stato nei tempi previsti dalla Costituzione. E neppure l’ultimo tentativo in extremis di salvare la legislatura è andato a segno.

Kosovo, stallo sul nuovo presidente: spunta l’ipotesi elezione diretta
La presidente del Kosovo, Vjosa Osmani, a un vertice a Bruxelle. Foto Agf

Giovedì, ricordiamo, la stessa presidente Osmani aveva presentato emendamenti costituzionali al Parlamento, proponendo di passare all’elezione diretta del presidente. Tuttavia, l’assenza del quorum ha impedito l’approvazione delle modifiche. Visto quanto accaduto al Parlamento, si torni alle urne, ha stabilito così Osmani, il cui mandato scade il prossimo 4 aprile. E lo ha fatto con un discorso durissimo rivolto ai cittadini, criticando «i vostri rappresentanti politici che hanno deciso la scorsa notte che il Paese debba tornare al voto».

Malgrado ciò si potesse «del tutto evitare» e i kosovari «non volessero» votare ancora una volta, dopo essere stati consultati nel febbraio e poi ancora nel dicembre 2025. I leader nazionali non hanno «dato priorità agli interessi del Kosovo», ha continuato Osmani. E non sarebbe stato un caso, ma il frutto malsano di «calcoli di corto respiro e di interessi di partito», ha aggiunto la presidente eletta nel 2021, puntando il dito – ma senza far nomi – contro politici «irresponsabili dalle intenzioni pericolose».

Ma anche sul fronte nuove elezioni pesano incognite, in un affaire, quello della presidenza del Kosovo, che assomiglia sempre più a una soap opera. Il decreto di scioglimento del Parlamento firmato da Osmani, infatti, potrebbe essere impugnato davanti alla Corte costituzionale di Pristina. Il motivo? Una richiesta presentata prima dello scioglimento della Camera alla stessa Consulta dalla presidente del Parlamento, Albulena Haxhiu, che aveva domandato ai giudici una «misura temporanea» urgente per concedere più tempo all’Assemblea per completare l’elezione del presidente.

Nel frattempo, le consultazioni con i partiti per decidere la data del voto sono già iniziate ieri. Osmani ha subito incontrato i rappresentanti dei più importanti partiti d’opposizione: Pdk, Ldk e Aak. Ma la presidente ha subito uno smacco dal partito di governo, Vetëvendosje, che l’ha accusata di aver preso una decisione incostituzionale sulla fine legislatura, aprendo le porte a uno scontro di poteri – tra il premier Kurti e la presidente Osmani, da tempo ai ferri corti – potenzialmente esplosivo. «Lo scioglimento del Parlamento è un atto senza precedenti e contraddice l’ordine costituzionale, ci rivolgeremo alla Consulta», ha fatto sapere la capogruppo di Vv, Arbërie Nagavci, posizione condivisa in serata da Kurti. —

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