L’analisi dello storico Marko Hoare: «Doppio gioco di Vučić sui funerali di Mladić»

L’intervista a uno dei più importanti esperti dell’ex Jugoslavia: «I nazionalisti sembrano attendere il ritiro o il crollo della presenza occidentale nei Balcani per regolare i conti»

Stefano Giantin

L’atteggiamento delle autorità serbe prima e durante le esequie di Mladić? L’ennesimo «doppio gioco», condotto per conservare i favori delle frange più nazionalistiche senza al contempo perdere troppi punti a Occidente. È la lettura di quanto accaduto a Belgrado che traccia Marko Attila Hoare, uno dei più importanti storici dell’ex Jugoslavia, professore alla Sarajevo School of Science and Technology.

Professore, come valuta il modo in cui le autorità serbe hanno gestito la morte di Ratko Mladić e i preparativi per il suo funerale, in particolare l’uso di un aereo di Stato, la presenza di personale militare, il coinvolgimento di alti funzionari e l’ambiguità riguardo agli onori di Stato o militari?

«Vučić ha onorato Mladić per ingraziarsi l’influente fazione nazionalista in Serbia, solida non tanto tra la gente comune, più interessata alle questioni economiche, quanto all’interno dell’esercito, dell’intellighenzia e dell’élite in generale. Sta conducendo un doppio gioco, mantenendo il sostegno di questa fazione al suo regime e al contempo coltivando buoni rapporti sia con l’Occidente sia con la Russia. Calcola che l’Occidente accetterà di buon grado gli onori riservati a Mladić».

Belgrado, i funerali di Ratko Mladić tra picchetti d’onore e l’indignazione dei Balcani

Quale messaggio viene così inviato da Belgrado alla Bosnia-Erzegovina, in particolare alle vittime e ai sopravvissuti bosgnacchi di Srebrenica e dell’assedio di Sarajevo?

«L’omaggio a Mladić indica ai sopravvissuti bosniaci al genocidio e ai bosniaci in generale che la Serbia non ha ripudiato l’eredità genocida di Mladić, lasciando aperta la possibilità di una ripresa dell’aggressione contro la Bosnia quando le circostanze internazionali lo consentiranno. I nazionalisti serbi sembrano attendere il ritiro o il crollo della presenza occidentale nei Balcani per regolare i conti con Bosnia, Kosovo e Montenegro».

Le manifestazioni a favore di Mladić in Serbia e nella Republika Srpska potrebbero acuire ulteriormente le divisioni politiche e sociali all’interno della Bosnia o è probabile che il loro impatto rimanga perlopiù simbolico?

«È improbabile che le manifestazioni pro-Mladić acuiscano ulteriormente le divisioni all’interno della Bosnia, perché i bosniaci sono già profondamente divisi, soprattutto su base etnica. Detto questo, il numero di serbi che partecipano attivamente a queste manifestazioni sembra relativamente basso e composto soprattutto da persone anziane. Sembra che le manifestazioni siano state orchestrate dalle autorità serbe e della Republika Srpska. E che la loro portata sia stata esagerata dai media e sui social network, con l’intento di esacerbare le divisioni etniche».

Quale sarebbe potuta essere una risposta da parte delle istituzioni serbe se l’obiettivo fosse stato quello di rispettare il diritto della famiglia a seppellire Mladić, al contempo onorando le sentenze emesse nei suoi confronti e riconoscendo la sofferenza delle vittime e dei sopravvissuti?

«Avrebbero potuto mantenere privati l’arrivo della salma di Mladić e il funerale, rifiutando di tributargli onori di Stato o militari, riconoscendo pubblicamente i crimini per i quali era stato condannato. Naturalmente, l’intento del regime serbo era proprio quello opposto: onorare il criminale di guerra per garantirsi la lealtà dell’elettorato nazionalista, senza curarsi dei sentimenti delle vittime o dell’immagine della Serbia in Occidente».

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