Pola, rivolta verde a Pragrande: «No al parcheggio nell'oasi della città»

I residenti inviano una lettera aperta al Comune contro il piano da 300 posti auto a Campo Marzio. L'attivista Teodora Beletić avverte: «Stiamo distruggendo un ecosistema umido per il catrame. In Europa si rinaturalizza, noi cementifichiamo l'ultimo polmone del centro»

Valmer Cusma

«Non vogliamo il catrame e il cemento a Pragrande». È questo il senso della lettera aperta inviata dai residenti della zona all’amministrazione comunale di Pola, e all’opinione pubblica, in merito alla decisione di costruire nell’area un parcheggio con 300 posti auto.

La protesta degli abitanti è scattata dopo l’approvazione nell’ultima seduta del Consiglio comunale del piano per realizzare appunto il posteggio nel tentativo di far fronte all’ormai cronico problema della mancanza di posti auto a Pola. «Il progetto di riqualificazione paesaggistica di Pragrande per farne un parco urbano – si legge nella lettera – va ora a scontrarsi con l’asfalto per cui si profila una seria minaccia per l’integrità ambientale di Campo Marzio, una zona destinata allo sport e al tempo libero dei Polesani». «Vogliamo davvero cementificare Campo Marzio e trasformarlo in un parcheggio utilizzato solo saltuariamente, perdendo in modo irreversibile una delle poche aree verdi vicino al centro?», si chiedono i cittadini.

Secondo i residenti, un simile intervento avrebbe conseguenze permanenti sulla qualità della loro vita: al posto del verde, si troverebbero ogni giorno davanti a distese di auto, privati di spazi per la ricreazione, l’incontro e il contatto con la natura. Sul tema ha espresso il suo disappunto al Glas Istre Teodora Beletić, docente in pensione e storica attivista che, insieme ai suoi studenti, ha contribuito a piantare oltre 800 alberi a Pola. Legata a quest’area da più di sessant’anni, Beletić ricorda un tempo in cui Pragrande era un luogo vivo, dove i bambini giocavano e facevano il bagno in un canale allora pulito.

«Oggi – avverte l’ex docente – si progettano parcheggi che rischiano di distruggere una zona umida, un ecosistema autonomo. Interventi di questo tipo – aggiunge – dimostrano una scarsa comprensione del valore di uno spazio che già oggi svolge un ruolo cruciale per l’equilibrio urbano. Pragrande non è un’area abbandonata, ma un sistema naturale che incide direttamente sulla qualità della vita. Mentre in Occidente si investe nella rinaturalizzazione, noi rischiamo di distruggere un sistema già esistente».

L’area contribuisce a mitigare le temperature, assorbe le acque piovane e funziona come filtro naturale per aria e acqua. «In un contesto di cambiamenti climatici sempre più evidenti – conclude Tedora Beletić – spazi come questo diventano risorse strategiche, non ostacoli allo sviluppo. Oltre al valore ecologico, Pragrande ospita una notevole biodiversità, con numerose specie vegetali e animali, tra cui uccelli, anfibi e fauna selvatica». Su un punto, cittadini ed esperti concordano: Pragrande deve restare un’oasi verde nel cuore della città.

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