Vučić da Xi Jinping, in vista nuovi accordi fra Serbia e Cina
Obiettivo, rinsaldare ulteriormente il legame politico ed economico che è stato stretto negli ultimi anni

C’era già stato più volte - l’ultima nel 2023 - per partecipare al Forum della Nuova Via della Seta, consesso che lo aveva visto pure sedere a fianco di Putin per una breve conversazione informale. Ma ora sarà lui il protagonista, senza comprimari né altri leader a sottrargli visibilità, in quello che a Pechino come a Belgrado è descritto come un viaggio strategico; mentre a Occidente – Bruxelles in testa – si guarderà di certo con rinnovato sospetto ai nuovi abboccamenti. Il viaggio è quello intrapreso dal presidente serbo Aleksandar Vučić, da ieri in Cina per la prima visita di Stato ufficiale. Vučić è arrivato a Pechino «su invito del presidente Xi Jinping», ha fatto sapere il ministero degli Esteri della Repubblica popolare cinese, e vi rimarrà fino al 28 maggio.
Come leggere la trasferta in Cina? Come il «punto più alto» della sua carriera politica, ha spiegato via Instagram lo stesso Vučić, leader di quella Serbia che sulla carta guarda sempre alla Ue, ma il cui processo d’adesione è in stallo. Il presidente coltiva legami stretti con la Russia, ma negli ultimi anni si è gettato in una corrispondenza di amorosi sensi – politica ma soprattutto economica – con la Cina di Xi Jinping. «Non perdete di vista quanto è cambiato tutto» negli ultimi anni, ha continuato Vučić: «Il nostro export verso la Cina è aumentato di 330 volte, sono 37 le fabbriche cinesi sul nostro territorio» e «abbiamo grandi attese» per nuovi accordi da firmare ora a Pechino. Si tratta della visita di Stato «più importante» anche «per i cittadini serbi», ha assicurato Vučić.
Sulla stessa linea la stampa di Stato di Pechino, che sta dando grande risalto all’arrivo del leader serbo in Cina, rappresentante dello Stato europeo più vicino a Pechino. Nel 2025, ha informato ad esempio il Global Times cinese, l’interscambio bilaterale ha toccato i 6,5 miliardi di dollari, +13% su base annua, con le esportazioni cinesi che hanno raggiunto i 4,13 miliardi, le importazioni dalla Serbia i 2,4, secondo dati del ministero degli Esteri cinese. E quella che Xi Jinping ha definito «amicizia di ferro» con Belgrado è destinata a rafforzarsi. «Sotto la guida strategica dei suoi due capi di Stato, le relazioni tra Cina e Serbia hanno mantenuto un alto livello di sviluppo negli ultimi anni», con le due parti che «si sono sostenute a vicenda con fermezza negli interessi fondamentali e nell’affrontare le principali preoccupazioni, con una solida fiducia politica reciproca, risultati di cooperazione fruttuosi, uno stretto coordinamento multilaterale e vivaci scambi tra i popoli», ha affermato il portavoce del dicastero degli Esteri, Guo Jiakun.
Dietro parole altisonanti si nascondono affari concreti. L’ultimo è il contratto da 1,3 miliardi di euro tra Belgrado e la cinese Shandong per la realizzazione di 83 chilometri di autostrada nella Serbia centro-orientale. Ma la lista degli abboccamenti economici Serbia-Cina è lunghissima. Sono cinesi gli investitori che costruiscono altre ferrovie (come la tratta già attiva Belgrado-Subotica), strade e autostrade (dalla Preljina-Pozega al corridoio della Fruška Gora), e Pechino è in prima linea anche per la futura metro di Belgrado. E sono collegati a Pechino grandi investimenti, spesso assai controversi, come quello della Linglong – la più grande fabbrica di pneumatici cinesi in Europa – della grande acciaieria di Smederevo. E delle miniere nell’area di Bor. Senza dimenticare l’accordo di libero scambio del 2024 – un «problema strategico» per l’Ue, parola di Bruxelles – e le armi ultratecnologiche made in China finite in mano all’esercito serbo.
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