Presunta corruzione nell’energia green: il governo contro l’ex premier sloveno Golob

L’ex premier prima era al vertice della partecipata finita ora nei guai

Stefano Giantin
L’ex premier sloveno Robert Golob
L’ex premier sloveno Robert Golob

Un presunto caso di mazzette – già di per sé potenzialmente esplosivo – che si trasforma in una clava da usare nell’agone politico, per mettere in difficoltà uno dei leader più in vista dell’opposizione. Accade in Slovenia, dove è deflagrato un caso.

Protagonista in negativo della faccenda, Gregor Hudohmet, direttore di Gen-I Sonce, impresa di punta in Slovenia sul fronte di energia solare e rinnovabili, controllata al 100% dal gruppo pubblico sloveno Gen-I, attivo su numerosi mercati europei e internazionali. Gen-I Sonce che è presente anche in Romania.

E proprio in Romania le autorità – ha confermato la Direzione anticorruzione romena (Dna), citata dai media di Bucarest – hanno fermato Hudohmet, sospettato di aver preteso una super mazzetta, circa 450.000 euro, nell’ambito di uno dei maggiori progetti di accumulo di energia in Romania, una sorta di “megabatteria” da costruire a Gheorgheni, con una potenza di 55 megawatt e una capacità di 220 megawattora.

A finire in manette, anche un manager romeno. Secondo quanto ha precisato l’agenzia di stampa slovena Sta, un tribunale ha confermato la detenzione di 30 giorni per i due sospettati.

Vera e propria bomba, quella esplosa in Romania, il cui rumore si è immediatamente propagato fino a Lubiana. Gen-I, che controlla Gen-I Sonce, ha così assicurato a stretto giro di posta di condurre da sempre una politica di «tolleranza zero» verso «corruzione e pratiche illegali». «Rispetteremo pienamente tutte le procedure previste» dal sistema giudiziario romeno e «reagiremo di conseguenza agli esiti» delle indagini, ha aggiunto Gen-I in una nota. L’azienda, come detto, è coinvolta in diversi progetti di stoccaggio di batterie in Romania, in società con partner locali.

Il caso è diventato subito politico. Lo confermano le dure parole del ministro delle Infrastrutture e dell’Energia, Jernej Vrtovec, che ha subito chiesto un audit su tutte le operazioni di Gen-I, «come si attendono giustamente i cittadini».

Ma Vrtovec si è spinto oltre, usando l’affaire Hudohmet per attaccare l’ex premier e leader del Movimento Libertà (Gs) Robert Golob, che, prima di diventare primo ministro, era stato per anni alla testa di Gen-I. Golob, ha detto il ministro – riecheggiando toni e critiche della stampa e dei partiti di centrodestra – avrebbe ai tempi «tenuto in ostaggio» l’azienda «per più di un decennio», utilizzandola tra le altre cose «per finanziare media» in cambio di mano leggera e zero critiche sull’operato del proprio governo. «Avevamo avvisato di irregolarità e presunta corruzione in Gen-I e Gen-Sunce per anni e il fermo di un cittadino sloveno in Romania rappresenta solo la punta dell’iceberg del controverso modello di business» dell’impresa.

Parole, quelle di Vrtovec, che hanno spinto Golob a reagire. «Conosco Greg (Gregor, ndr) da molti anni come ingegnere estremamente capace, intelligente e persona corretta», ha scritto Golob su Facebook. È «stato invitato anche al mio matrimonio e non voglio distanziarmi da lui oggi», ha continuato. Di certo, è «facile condannarlo sui media», ma «un sospetto non equivale alla colpevolezza», ha chiosato. Nel frattempo, Gen-I ha ordinato ieri la revisione del progetto Georgheni e la nomina, come co-direttori ad interim di Gen-I Sonce, di Jure Soklič e Sandi Kavalič.

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