Appello delle vittime di Srebrenica: «Via la lapide che ricorda Mladić»
Chiesta la rimozione della targa presente dal 2014 a Sarajevo Est e dedicata al criminale di guerra

Più di tre decenni possono non bastare per rimarginare ferite profonde. E per arrivare a creare una memoria condivisa. E una lapide, più che controversa, lo dimostra – suggerendo che, nei Balcani, molto c’è ancora da fare sul fronte della riconciliazione. Sono i contorni di una nuova “guerra” che cova sotto le ceneri, pronta a riaccendersi.
È quella che vede contrapposti, in Bosnia, vittime e sopravvissuti del “boia di Srebrenica”, l’ex generale Ratko Mladić, e chi, ancor oggi, lo considera un eroe, da onorare. E ricordare, anche con una controversa lapide, proprio in onore di Mladić, che da più di dieci anni fa bella mostra di sé nell’area di Vraca, nel comune di Sarajevo Est, la parte della città che appartiene alla Republika Srpska (Rs), l’entità politica dei serbo-bosniaci. «In questo luogo, il 19 maggio 1992, il comandante dello stato maggiore dell’esercito della Rs, generale Ratko Mladić, passò in rassegna due battaglioni popolari auto-organizzati del comune di Novo Sarajevo», recita la lapide, iniziativa dei veterani di Sarajevo Est. Sarebbe però ora giunto il momento della damnatio memoriae. È quanto ha richiesto l’Associazione delle vittime e dei testimoni del genocidio, che ha inviato una formale petizione alle autorità di Sarajevo Est affinché rimuovano la lapide che celebra un condannato in via definitiva per gravissimi crimini di guerra e genocidio.
Le modifiche al codice penale, introdotte dall’Alto rappresentante Valentin Inzko nel 2021, esplicitamente vietano negazionismo e glorificazione di personaggi come Mladić, ha ricordato l’organizzazione. Malgrado la legge sia in vigore, «le autorità competenti di Sarajevo Est non solo non hanno preso la decisione di rimuovere la lapide in questione, ma nell’aprile 2023 l’hanno nuovamente inclusa tra i monumenti di grande significato per la municipalità», lo j’accuse dei richiedenti. Che per ora hanno trovato un muro di gomma, con l’ostinato silenzio delle autorità serbo-bosniache.
La querelle sulla lapide, piantata proprio sulla linea di demarcazione tra Rs e Federazione bosgnacco-croata, è tutt’altro che secondaria, dato che la lastra da anni sta creando tensioni nel Paese. Lo si era visto, ad esempio, nel 2021, anno in cui Sanel Mahmutović, un giovane di Vogošća, cittadina non distante dalla città martire durante l’assedio, si era armato di vernice bianca e aveva tentato di cancellare il testo della lapide. «Ho fatto la cosa giusta», disse ai tempi Mahmutović davanti agli agenti della polizia di Sarajevo Est, incaricati di indagare sul «reato di danneggiamento di proprietà privata».
Nel 2022, un altro incidente, con la lapide distrutta e poi restaurata dai reduci, che si dissero allora «orgogliosi che Mladić fu in questo posto». Nel 2025, un altro atto vandalico, con vernice verde lanciata sulla lapide. A gennaio di quest’anno, un altro fatto controverso. La Procura della Bosnia-Erzegovina ha infatti annunciato di non voler aprire un’inchiesta sulla lapide sostenendo che non sarebbe possibile processare qualcuno per la lapide collocata nel 2014 quando Mladić non era ancora stato condannato in via definitiva per il genocidio di Srebrenica, l’assedio di Sarajevo, la pulizia etnica in Bosnia – una posizione condivisa dal sindaco di Sarajevo Est, Ljubiša Ćosić. L’Associazione delle vittime e dei testimoni del genocidio ha però anticipato che se la lapide non sarà questa volta rimossa si rivolgerà nuovamente alla Procura.
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