Slovenia, candidati al Parlamento anche senza fedina penale pulita

L’Assemblea nazionale di Lubiana dà il via alle nuove regole che però non sono valide per tutte le funzioni pubbliche

Stefano Giantin
Una seduta dell’assemblea nazionale
Una seduta dell’assemblea nazionale

Una riforma all’insegna del concetto di “mani pulite”, sul modello dell’italiana Legge Severino. Ma le severe regole non varranno per tutti. Per i parlamentari ad esempio varrà la regola della decadenza del mandato, ma non il divieto di candidatura. È questa la strada scelta dalla Slovenia, dove avere una fedina penale intonsa sarà in futuro un requisito chiave per ricoprire funzioni pubbliche importanti, inclusa quella di capo dello Stato.

La regola però come detto non varrà al 100% per una porzione fondamentale del mondo politico, appunto deputati e membri del cosiddetto Consiglio di Stato, a causa del no dell’opposizione di centrodestra.

È quanto prevede una serie di modifiche legislative approvate dall’Assemblea nazionale di Lubiana, dove 51 deputati hanno dato luce verde a emendamenti importanti che vanno a toccare le leggi relative all’elezioni di parlamentari, presidente della Repubblica e pure l’amministrazione locale, passo fortemente sostenuto dall’attuale maggioranza guidata dal premier Robert Golob.

Cosa cambia? La riforma si muove di fatto su due binari. Il primo riguarda la decadenza: chi è già in carica – «presidente, sindaco, vicesindaco, consigliere comunale e deputato» – perde l’incarico «se condannato con sentenza definitiva a più di un anno di carcere per un reato doloso», ha sintetizzato l’agenzia di stampa slovena Sta.

Il secondo introduce invece l’incandidabilità: non potrà correre per «le cariche di presidente, sindaco e consigliere comunale» chi sia stato condannato «a una pena detentiva superiore a un anno per un reato commesso intenzionalmente nei cinque anni precedenti alle elezioni». Questo filtro, però, non varrà né per il Parlamento né per il Consiglio nazionale: le modifiche alle leggi elettorali relative a questi organi non hanno infatti ottenuto la maggioranza qualificata richiesta, per il no dell’opposizione di centrodestra.

Di certo la mini-legge Severino in salsa slovena rimane un passo importante, anche se è il risultato di una «via di mezzo», hanno spiegato le deputate del Movimento Libertà (Gs), Tamara Kozlovič e Janja Sluga. E proprio quest’ultima ha lanciato un duro attacco contro l’Sds dell’ex premier Janez Janša e Nuova Slovenia (NSi). «Le maschere sono cadute», ha sostenuto Sluga a proposito del mancato appoggio delle opposizioni all’estensione delle regole sul divieto di candidatura in Parlamento per i condannati. Sds e Nsi sarebbero dei partiti che sostengono «doppi standard». E che, con le loro posizioni, consentiranno anche in futuro a «persone condannate in via definitiva di correre per un posto» alla Camera e al Consiglio nazionale.

Mentre i deputati Sds non hanno partecipato al voto, le critiche sono state respinte al mittente da Vida Čadonič Špelič (NSi), che ha sostenuto che la colpa sarebbe invece da attribuire solo «al governo», che avrebbe dovuto «preparare le leggi» in questione «in anticipo» e non a fine legislatura, facendo tutto di fretta. «Se volevate veramente imporre l’onestà in politica, avreste agito in maniera diversa negli ultimi quattro anni», ha rincarato Čadonič Špelič.

Le regole, che dovranno passare ora al vaglio del Consiglio nazionale, non si applicheranno subito, bensì un anno dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. —

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