Slovenia al referendum: test per il governo Janša, si vota fino a domenica

I cittadini potranno esprimere la loro preferenza su commissioni d’inchiesta, canone tv, sussidi e voto agli stranieri: chiamati a esprimersi 1,7 milioni di elettori

Stefano Giantin
Il primo ministro sloveno Janez Jansa
Il primo ministro sloveno Janez Jansa

​​​​​Un super “referendum day”, importante per tastare il polso dell’elettorato su questioni molto delicate. Ma essenziale anche per verificare la tenuta del governo di centrodestra, a un mese dalle amministrative e a quattro mesi dalla salita al potere. È quello che si prepara in Slovenia dove, domenica, saranno chiamati alle urne circa 1,7 milioni di elettori, che dovranno esprimersi su ben quattro quesiti referendari, tre consultivi e uno di tipo legislativo.

Il voto anticipato, previsto in Slovenia, è iniziato il 6 ottobre. Nei primi due giorni aveva già votato il 2,94% degli aventi diritto, quasi 50.000 persone. Per cosa si vota? Per una serie di temi di grande peso, con il mondo politico radicalmente diviso tra la richiesta all’elettorato di votare quattro sì – questa la posizione della maggioranza – o quattro no, l’appello delle opposizioni.

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I deputati sloveni in Aula

Le commissioni d’inchiesta

Tutti gli occhi sono puntati in particolare sull’unico referendum legislativo, quello relativo alla legge varata dal Parlamento lo scorso 26 maggio sulle commissioni d'inchiesta parlamentari. Il referendum è stato imposto da una raccolta firme e gli elettori potranno ora confermare o respingere la riforma.

Riforma che modifica le possibilità di contestare e rallentare l'avvio delle inchieste parlamentari e limita la possibilità di bloccarne preventivamente i lavori attraverso ricorsi. E introduce inoltre limiti alla sovrapposizione di inchieste sul medesimo oggetto.

Si vota sì per permettere la promulgazione della legge, «se vogliamo indagare efficacemente sulla corruzione e sulle responsabilità politiche», ha sostenuto a nome della maggioranza Aleksander Reberšek, di Nuova Slovenia, suggerendo poi che ex premier Golob e «Ong di sinistra» sarebbero contro le nuove norme perché non vogliono essere oggetto di indagine. Si vuole introdurre una «polizia politica» a Lubiana, hanno sostenuto invece gli oppositori della riforma.

Sussidi, voto, tv

Ci sono poi i referendum consultivi – e dunque non vincolanti – ma che vanno a tastare il polso su riforme fortemente sostenute da Janša e dall’elettorato di centrodestra. Fra questi, a far molto discutere è in particolare quello che lega l’erogazione di sussidi sociali allo svolgimento di lavori di pubblica utilità, il secondo quesito referendario.

Chi riceve qualcosa dalla comunità dovrebbe anche restituire in qualche modo, magari solo con il suo lavoro, sempre che sia in salute e in grado di farlo, ha suggerito sempre Reberšek. Particolarmente delicato anche il referendum consultivo sulla legge che ha tolto agli stranieri extra Ue, con permesso di soggiorno permanente, il diritto di voto alle amministrative.

La situazione attuale è ben diversa dal 2002, quando questa opportunità venne concessa, perché oggi in certi Comuni gli extracomunitari toccano quasi il 20% della popolazione, ha spiegato Andrej Kosi, del Partito democratico (Sds) di Janša.

E bisognerebbe dunque ridare voce agli sloveni, la via da seguire secondo Reberšek. Kosi ha da parte sua fatto appello agli elettori a votare sì anche all’ultimo referendum, quello sull’abolizione del canone per Rtv Slovenija, emittente pubblica che si sarebbe trasformata negli ultimi anni in un canale monopolizzato dalle sinistre, a suo dire. E se la gente non vuole ascoltarne la radio o vederne i programmi può decidere di non pagare.

Opposizione sulle barricate

L’autunno, con i referendum di domenica e poi con le amministrative, rappresenta «la nostra ultima occasione per fermare questa follia, per arrestare l'offensiva contro la democrazia e per bloccare la deriva verso la dittatura politica», ha dichiarato da parte sua il leader del Movimento Libertà, Robert Golob.

«Se non reagiremo, sarà troppo tardi», ha sostenuto. Referendum in cui si deve votare no, per fermare riforme «che incarnano lo spirito del governo Janša», ha fatto eco Asta Vrečko (Levica). Per respingere la sola legge sulle commissioni d’inchiesta, il “no” dovrà ottenere la maggioranza dei voti validi e raccogliere anche almeno il 20% di tutti gli aventi diritto - circa 339.700 voti. Nessun quorum analogo vale invece per gli altri tre referendum, che sono consultivi. Gli ultimi sondaggi indicano comunque il “sì” in vantaggio su tutti e quattro i quesiti.

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