Srebrenica 31 anni dopo: altre dieci sepolture nel giorno del ricordo

La solenne commemorazione delle 8.000 vittime del genocidio in Bosnia

Stefano Giantin
Un momento della toccante cerimonia nel cimitero di Potočari a Srebrenica in Bosnia
Un momento della toccante cerimonia nel cimitero di Potočari a Srebrenica in Bosnia

Trentuno anni dopo, ancora si cercano e si ritrovano le salme, si riconoscono con difficoltà i resti dei massacrati. E si dà loro un nome e poi degna sepoltura, tra migliaia e migliaia di persone, incluse vittime e sopravvissuti, venute a piangere i loro cari, oltre a testimoni e partecipanti della “Marcia della pace”, che ogni anno ripercorre i passi di chi tentò di sfuggire alla morte, nel 1995.

epa13104545 Bosnian Muslims mourn next to caskets with the remains of newly-identified Bosnian Muslim victims of Srebrenica genocide, during a funeral ceremony at the Potocari Memorial Center and Cemetery, in Srebrenica, Bosnia and Herzegovina, 11 July 2026. The burial is part of a memorial ceremony to mark the 31st anniversary of the Srebrenica genocide, considered the worst atrocity of Bosnia's 1992-95 war. More than 8,000 Muslim men and boys were executed in the 1995 killing spree after Bosnian Serb forces overran the town.town. EPA/HAZIM ALJOVIC BOSNIA AND HERZEGOVINA OUT
epa13104545 Bosnian Muslims mourn next to caskets with the remains of newly-identified Bosnian Muslim victims of Srebrenica genocide, during a funeral ceremony at the Potocari Memorial Center and Cemetery, in Srebrenica, Bosnia and Herzegovina, 11 July 2026. The burial is part of a memorial ceremony to mark the 31st anniversary of the Srebrenica genocide, considered the worst atrocity of Bosnia's 1992-95 war. More than 8,000 Muslim men and boys were executed in the 1995 killing spree after Bosnian Serb forces overran the town.town. EPA/HAZIM ALJOVIC BOSNIA AND HERZEGOVINA OUT

Oggi è stata la volta di altre dieci delle 8.000 vittime e oltre. Il più giovane, al tempo del massacro, aveva solo vent’anni. Si chiamava Senad Jusić, nato nel 1975. Senad non riuscì a sfuggire alla foga assassina degli sgherri di Ratko Mladić. I suoi resti furono ritrovati nel 2022 vicino a Kameničko brdo. Il più vecchio, inumato ieri, si chiamava invece Ramo Dautović. Era del 1939, nato a Srebrenica, ammazzato dai militi serbo-bosniaci e poi nascosto con tanti altri nella fossa comune di “Kamenica-Čančari”. Da ieri, riposa vicino al fratello, Jusuf, un’altra vittima. «Il corpo non è completo, alcuni resti sono stati ritrovati nel 2014 e ora abbiamo deciso di seppellire quello che c’è, per dare pace a lui e a noi», ha detto da parte sua Alnes Alić, che ha seppellito il padre, Ramo, che aveva solo 30 anni quando fu ucciso nel genocidio. E di cui il figlio non ha ricordi, solo una foto sbiadita.

Genocidio – quello di Srebrenica – che come ogni anno è stato ricordato ieri, nel 31esimo anniversario della più terribile mattanza sul suolo europeo dal 1945, al memoriale di Potočari, l’enorme distesa di steli bianche dove riposano le vittime del massacro, iniziato l’11 luglio del 1995 e durato poco più di una settimana. La mattanza, una vera e propria “caccia all’uomo” sulle colline e nei boschi attorno a Srebrenica, fu condotta senza pietà dai militari agli ordini del generale Ratko Mladić, condannato in via definitiva per questo ed altri crimini dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi).

Tutto iniziò, ricordano i documenti del Memoriale di Srebrenica, con la caduta dell’enclave di Srebrenica, una “safe zone” difesa solo sulla carta dai caschi blu olandesi dell’Onu. L’11 luglio di 31 anni fa, Mladić entrò tuttavia trionfante a Srebrenica, affermando davanti ai giornalisti di essere arrivato per riconsegnare «questa città alla nazione serba, perché è giunto il momento di vendicarsi dei turchi in questa regione».

Lo stesso giorno, circa 15.000 bosgnacchi musulmani partirono dalle zone di Sunsnjari e Jaglić, attraversando le foreste nel tentativo di raggiungere il territorio libero, controllato dall’Armata bosniaca. Oltre due terzi degli uomini che intrapresero questo viaggio – la “Marcia della Morte” – furono infine catturati ed eliminati. «In poco più di una settimana, le forze serbo-bosniache deportarono oltre 25.000 donne e bambini e massacrarono sistematicamente più di 8.000 uomini bosgnacchi. Riconosciuti formalmente come genocidio da due tribunali internazionali, i crimini commessi a Srebrenica nel luglio del 1995 costituiscono uno degli episodi più oscuri della storia contemporanea», ha messo nero su bianco il Memoriale. In totale, i massacrati furono più di 8.300. A Potočari, ne sono stati sepolti poco meno di 6.800, inclusi i dieci di ieri. E la ricerca delle salme ancora mancanti – quasi mille - e la difficile opera di riconoscimento continua, anche tre decenni dopo.

Ma 31 anni dopo, c’è ancora chi – in Bosnia e nei Balcani - nega il genocidio. O quantomeno cerca di ridimensionarlo. Si tratta «di un insulto alle vittime e di una nuova minaccia ai sopravvissuti», ha stigmatizzato alla vigilia delle cerimonie il membro bosgnacco della presidenza tripartita, Denis Bećirović. E oggi, a Novi Sad, ultranazionalisti hanno attaccato manifesti in onore di Mladic in città.

L’obiettivo di Srebrenica, ma anche dell’assedio di Sarajevo e della pulizia etnica fu quello di «eliminare i bosgnacchi musulmani, ma fallì», ha ricordato da parte sua Antonio Guterres, Segretario generale di quell'Onu che ha dichiarato l’11 luglio Giornata internazionale di riflessione e commemorazione del genocidio di Srebrenica. «Bisogna puntare su responsabilità invece che divisione, sul dialogo», ha fatto eco la commissaria Ue all’Allargamento, Marta Kos. «Ci fermiamo a ricordare le oltre 8.300 vittime del genocidio di Srebrenica e le famiglie che ancora soffrono per la loro perdita. L’Unione europea rimane fermamente impegnata a sostenere il futuro europeo della Bosnia-Erzegovina come Paese sovrano, unito, multietnico e democratico», ha fatto eco la Commissione europea.

Oggi, dunque, un’altra giornata di ricordo e commemorazione delle tante vittime di una tragedia che resta indelebile nella storia europea.

 

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