Voto in Slovenia, rebus seggi e lo spettro della paralisi
I sondaggi danno il centrodestra avanti ma tallonato dal centrosinistra: solo due
i deputati in meno. L’ipotesi di un Parlamento diviso e di una maggioranza debole

Un Parlamento diviso e frammentato, dove potrebbe essere impossibile mettere insieme una maggioranza solida. E, di conseguenza, un enorme rischio di instabilità politica che pende come una spada di Damocle sul Paese.
Potrebbe essere questo il destino che attende la Slovenia dopo la fondamentale tornata elettorale del prossimo 22 marzo, quando gli elettori torneranno alle urne per le elezioni politiche.
Urne che, tuttavia, potrebbero consegnare alla nazione Ue un Parlamento ben diverso dall’attuale, sia come rapporti di forza tra partiti sia sul fronte della governabilità. È lo scenario evocato da una fonte autorevole, l’agenzia Mediana, in un sondaggio commissionato dalla Televisione pubblica di Lubiana.
Sondaggio, è emerso, che suggerisce che sette partiti riusciranno a superare la soglia di sbarramento del 4% e a entrare in Parlamento, con il “blocco” che fa capo al centrodestra dell’ex premier Janez Janša indicato come quello più consistente, anche se di poco, rispetto al centrosinistra, attualmente al governo con il premier Robert Golob. I numeri non mentono: secondo Mediana, il Partito democratico sloveno (Sds) di Janša sarà vincitore alle urne, come da tempo indicano tutti i sondaggi.
Ma potrebbe essere la sua una vittoria di Pirro, con l’Sds quotato di “soli” 29 seggi. Secondo partito, con alta probabilità, il Movimento Libertà (Gs) del primo ministro attuale, che dovrebbe portare in Parlamento 24 deputati, rappresentanza in forte flessione dunque rispetto ai 39 che attualmente siedono nell’Assemblea. Nove seggi dovrebbero essere assegnati invece ai partner del Gs, i Socialdemocratici (Sd), due in più rispetto alle precedenti elezioni. Sette dovrebbe andare invece alla nuova creazione di Anže Logar, i Democratici (centrodestra), numero speculare a quello accreditato alla coalizione di sinistra tra Levica e Vesna. In leggero calo il sostegno a Nuova Slovenia (NSi), che potrebbe calare da otto a sei seggi. E sei seggi – questa è la sorpresa e il fattore che potrebbe far saltare il banco – sono stati accreditati da Mediana a una new entry in Parlamento, il movimento Resni.ca (Verità).
Resni.ca, durante l’emergenza Covid, si era distinta per venature no-vax e che oggi ha assunto chiare caratteristiche populistiche e anti-sistema. E si presenterà alle urne con un programma basato su sovranismo, lotta alla corruzione e promesse di taglio alle tasse. «Tireremo fuori la Slovenia dal fango», la promessa del suo leader, Zoran Stevanović.
Cosa ci dicono questi numeri? Se confermati dagli elettori nel segreto delle urne, il 22 marzo, consegneranno a Lubiana un Parlamento a dir poco complicato da gestire, dove nessun “blocco” sarà capace, da solo, di formare una nuova maggioranza. Le forze di centrodestra, infatti, dovrebbero toccare coalizzate quota 42 seggi, mettendo insieme Sds, NSi e Democratici. Il centrosinistra, invece, dovrebbe fermarsi a 40.
L’ago della bilancia, dunque, potrebbe rivelarsi proprio Resni.ca, si evince dal sondaggio, prodotto da una delle agenzie più autorevoli a Lubiana. Tante sono tuttavia le incognite. E le possibili sorprese. Altri sondaggi, come quelli di Vox Populi, che ha preso in considerazione solo gli elettori già convinti di andare alle urne e del partito che sceglieranno, attribuiscono infatti al centrodestra la maggioranza (47 seggi, mettendo insieme Sds, NSi e Democratici). E il rebus sarà risolto solo a urne chiuse.
Riproduzione riservata © Il Piccolo






