Quasi 7.000 triestini soffrono di cefalea, in città l’ambulatorio dedicato taglia le attese

A Trieste, grazie ad un emendamento regionale alla Legge di stabilità 2024, è attivo l’Ambulatorio Cefalea Cronica del Centro Cefalee che ha permesso una valutazione rapida dei pazienti, canali preferenziali e l’avvio immediato dei trattamenti specifici

Silvia Domanini
I protagonisti del congresso triveneta dedicato alle cefalee (Foto Massimo Silvano)
I protagonisti del congresso triveneta dedicato alle cefalee (Foto Massimo Silvano)

 

A Trieste 7.000 persone soffrono di cefalea cronica, una condizione che incide profondamente sulla vita quotidiana e colpisce soprattutto le donne. In Fvg i pazienti superano i 50.000 e a livello nazionale l’emicrania interessa più di 6 milioni di italiani, con una prevalenza femminile pari al 70% e una frequenza tre volte superiore rispetto agli uomini.

Nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la terza malattia più frequente e la seconda più disabilitante, coinvolgendo il 14% della popolazione adulta.

Di cefalea si è discusso nella sede della Camera di Commercio dove si è svolto il XXII Congresso della Sezione Triveneta della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, dedicato al tema “Cefalee ed Emicrania in urgenza‑emergenza: fra inquadramento clinico e terapie target”.

L’incontro, rivolto a medici, farmacisti, infermieri e fisioterapisti, ha approfondito le terapie più innovative: dagli anticorpi monoclonali ai gepanti, fino alla tossina botulinica e ha puntato a migliorare la gestione in urgenza‑emergenza, standardizzare i percorsi e rafforzare la rete regionale.

A Trieste, grazie ad un emendamento regionale alla Legge di stabilità 2024, presentato dal consigliere Claudio Giacomelli, è attivo l’Ambulatorio Cefalea Cronica del Centro Cefalee che ha permesso una valutazione rapida dei pazienti, canali preferenziali, una significativa riduzione dei tempi di attesa e l’avvio immediato dei trattamenti specifici.

«La cefalea cronica è una malattia invalidante, con un costo sociale ed economico pesante», ha osservato Giacomelli richiamando l’attenzione anche sulla cosiddetta “cefalea digitale”: «Riguarda potenzialmente il 15% di bambini e ragazzi che stanno troppo sugli schermi». Giacomelli ha quindi sottolineato il valore del progetto regionale: «Trieste era già un centro di eccellenza, ora è un centro di eccellenza di rilevanza nazionale proprio grazie anche a questa iniziativa della Regione». L’efficacia del nuovo modello emerge anche dai numeri.

«Le cefalee sono frequentissime e la più invalidante al mondo è l’emicrania», ha spiegato il dottor Antonio Granato, direttore del Centro Cefalee di Trieste. La maggiore preoccupazione riguarda la forma cronica. «A Trieste vediamo circa 3. 000 persone all’anno e il nuovo percorso regionale garantisce un canale preferenziale per le forme croniche, con trattamenti di secondo livello che hanno cambiato drasticamente la vita dei pazienti».

Anche per il professor Alberto Benussi, direttore della Clinica Neurologica, la situazione triestina è molto ben sviluppata grazie all’ambulatorio dedicato: «Le cure oggi disponibili modificano il decorso della malattia agendo alla base della patogenesi». Per il dottor Cosimo Quaranta, presidente dell’Ordine dei Medici di Trieste, l’emicrania è «una patologia in continua espansione, con accessi al pronto soccorso pari al 15% dell’afflusso totale».

Un fenomeno, il mal di testa, da non banalizzare. «Quando si ripresenta va affrontato con il medico di medicina generale».

Fondamentale per Quaranta far rete: «Non si deve lavorare a compartimenti stagni, serve comunicazione bidirezionale fra territorio e specializzazione per essere tempestivi ed efficaci». Le donne restano la categoria maggiormente colpita. «La donna fra i 18 e i 55 anni ha una disabilità connessa all’emicrania particolarmente importante – ha evidenziato il professor Innocenzo Rainero, presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee – la ricerca ha fatto grandi passi avanti ma la sfida resta concretizzare i risultati nei territori».

Secondo Rainero, nel Triveneto la situazione è «mediamente molto buona anche se le risorse dedicate alla sanità sono ovunque ancora troppo limitate».

 

Riproduzione riservata © Il Piccolo