Bocciato il modello Firenze no a ordinanze anti-kebab

di Tiziana Carpinelli
Il più inflessibile è il piddì Matteo Renzi, sindaco-rottamatore di Firenze, che dopo aver congelato la concessione di nuove licenze per Internet point e negozi etnici in centro, chiederà ai mercatini del suo Comune di far sparire souvenir di fabbricazione cinese o coreana.
Ma anche a Forte dei Marmi il sindaco, eletto in una lista civica del centrosinistra, ha imposto nei circuiti dove sgambettano i turisti il divieto assoluto di aprire qualsiasi locale che non proponga cucina tipica italiana. Come a dire, traslando il paragone nella Bisiacaria, crodeghin e pasta e fasoi sì, sushi e kebab no. Perchè allora non varare un’ordinanza di questo tipo anche a Monfalcone, per risollevare le sorti di via Sant’Ambrogio, che pure a detta dell’amministrazione potrebbe essere diversamente da come appare?
Lo chiede l’Ascom, associazione dei commercianti guidata da Paolo Bratina, il quale sottolinea come «non basti non dare da bere per asporto dalle 21 alle 7 ad alcuni balordi per rendere di nuovo via Sant’Ambrogio frequentabile». «Il progetto Pisus - osserva - come già detto altre volte rappresenta un’ottima opportunità che va assolutamente promossa, condivisa e sfruttata, ma che non risolverà i problemi presenti. Il sindaco Altran, che sembra avere recepito e condiviso le nostre richieste, dovrebbe metterci del suo deliberando, ovvero chiedendo a chi di dovere di darle gli strumenti per poterlo fare, in materia di pianificazione commerciale nel centro storico, come già avvenuto in molti comuni veneti, toscani e della lombardi. Chiediamo inoltre una maggiore presenza delle forze dell’ordine perché siamo convinti che soltanto un’azione costante di controllo possa ristabilire ordine e sicurezza in determinate aree».
Bratina riferisce di aver sollecitato il sindaco ad adottare provvedimenti, ma vi sarebbero «ostacoli rappresentati dal fatto che è la Regione competente a legiferare in materia». In sostanza l’amministrazione avrebbe le mani legate. «Se ciò è vero - prosegue il presidente dell’Ascom - allora bisogna promuovere un’azione comune per chiedere alla Regione di darci gli strumenti. Mi consta che il Comune che può fissare paletti per il rilascio di nuove licenze e pure tenere conto di livelli di sostenibilità sociale e ambientale del territorio».
E gli amministratori come la vedono? L’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, pur non investito direttamente della questione, trova che «non è corretta una politica che ragiona per esclusione, ma c’è la volontà attraverso il Pisus di aiutare, con progetti mirati, le attività commerciali in difficoltà, in particolare incentivando l’artigianato locale, un tassello importante della nostra memoria». «Spiace per via Sant’Ambrogio - prosegue - che oggi non ha una configurazione tipica per il territorio, ma certo non si può addebitare tale colpa al Comune: c’è stata una pressione antropica, conseguente alle migrazioni, e chi da ciò ha tratto affari, decidendo di alienare o affittare le proprietà a quel genere di esercizi. Parliamoci chiaro, c’è chi si è arricchito: i privati». L’ente ha a cuore il destino del commercio locale e ben vedrebbe la creazione di spazi nel centro presso cui valorizzare per esempio il lavoro dei numerosi agricoltori monfalconesi.
Un’operazione di questo tipo, un primo segnale di attenzione, potrebbe avvenire nelle piazze Falcone e Borsellino, dove creare mercatini di prodotti a chilometro zero. L’assessore al Commercio Paola Benes afferma di «non avere paura del kebab, ma delle situazioni di crisi economica e precariato». «Non credo - conclude - si riqualifichi il commercio coi divieti, quando alla Toscana è una regione diversa, rispetto alla nostra, in tema di liberalizzazioni degli esercizi commerciali. Infine abbiamo già iniziato un ragionamento, nell’ambito dei paletti fissati dalla legge, per migliorare la situazione e aiutare il commercio».
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