Tribunale, i magistrati ci sono ma manca il 40% del personale

di Claudio Ernè
Non mancano magistrati a Trieste; anzi i ruoli della pianta organica sono completi. Ricoperti al 99 per cento. Al contrario si allargano i vuoti negli organici del personale delle cancellerie. La statistica dice che il vuoto raggiunge quota 20 per cento ma il calcolo è viziato da un errore di origine. Qualche anno fa il ministero della Giustizia aveva ridotto d’autorità di un altro 20 per cento l’originale consistenza della pianta organica.
Ecco perché oggi si può dire che al palazzo di Giustizia di Trieste i vuoti negli organici dei dipendenti amministrativi raggiungono il 40 per cento. Su dieci persone, quattro sono scomparse e le loro scrivanie sono rimaste vuote. Gran parte di questi “vuoti” riguardano i funzionari e molti uffici operano senza un effettivo responsabile. Ma non basta. Una decina di anni fa l’età media dei dipendenti era di poco superiore ai 40 anni. Un “palazzo“ giovane. Oggi supera i 50 perché il “turn over” è bloccato. Per cinque persone che vanno in pensione ne viene reclutata una sola, spesso proveniente da altre amministrazioni pubbliche.
Questo è il quadro che ieri il presidente della Corte d’appello Mario Trampus ha illustrato nella conferenza di presentazione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario. Oggi alle 9 nell’aula della Corte d’assise tra gli invitati e le toghe rosse dei giudici di appello, verrà illustrato lo stato della Giustizia nel Friuli Venezia Giulia.
Molte sono le situazioni che accomunano i Tribunali di Trieste, Gorizia, Udine, Pordenone e Tolmezzo, ma altrettante li diversificano.
Trieste, a breve scadenza, non può nemmeno sperare che una redistribuzione del personale sul territorio del Distretto possa risanare i vuoti negli organici delle segreterie e cancellerie. E il personale che lavora in questi uffici dovrà continuare a tenere a galla la “barca” che fa acqua con la propria fatica e con prestazioni orarie straordinarie che vengono pagate a distanza di anni o che si trasformano nei cosiddetti “ricuperi”.
Udine, Pordenone, Gorizia e Tolmezzo, in qualche modo possono invece sperare di tamponare l’emorragia delle cancellerie. Come lo ha spiegato il presidente Mario Trampus. In sintesi tutti gli uffici del Giudice di pace dislocati sul territorio dovrebbero, secondo il progetto del governo Monti, essere chiusi. La loro attività sarà concentrata nelle città sedi di Tribunale e il personale verrà ridistribuito: il 50 per cento continuerà a lavorare negli uffici del Giudice di pace, l’altra metà nelle Procure e nei Tribunali.
Tutto, chiaro, cristallino. Ma a Trieste il giudice di pace non ha uffici sparsi sull’esiguo territorio provinciale. Tutti operano in via del Coroneo. Dunque il progettato rimescolamento delle sedi non porterà nulla agli organici triestini.
A margine della conferenza è anche emerso che gli uffici del Tribunale per carenze di organico, non sono riusciti a trasmettere al Ministero tutti i dati statistici sull’attività dell’ultimo anno. È solo un piccolo blackout informativo, un neo su un volto quasi perfetto, ma racconta in modo chiaro un problema da risolvere al più presto anche perché l’Ordine degli avvocati, come ha riferito il presidente Roberto Gambel Benussi, ha pagato di tasca propria alcuni impiegati adibiti a mansione amministrative. Giustizia.
Altro personale è arrivato ed è pagato dalla Regione; altro ancora - ex appartenenti alle Forze di polizia - lavora gratuitamente. Va aggiunto che questa organizzazione d’emergenza è riuscita miracolosamente a contenere le prescrizioni “triestine” al sei per cento, mentre la media nazionale è del 17 per cento.
È questo comunque uno dei tanti segni della crisi che attanaglia la città: Il Tribunale regge, ma non si sa fino a quando dal momento che il processo telematico è incagliato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








