Algoritmo "triestino" prevede il sisma ma l’Ictp smentisce lo studio

Il professor Panza con la ricercatrice Peresan aveva indicato zona e periodo della catastrofe emiliana. Il direttore Quevedo prende le distanze: «Un rapporto senza valenza ufficiale»

TRIESTE. Forti di una previsione frutto di un algoritmo elaborato nel corso di ricerche e di sperimentazioni ventennali, si sono presentati alla Commissione Grandi Rischi. Tra le mani del professor Giuliano Panza e della ricercatrice Antonella Perensan, una mappa delle aree dove risultava più probabile il verificarsi di un sisma forte fra Ferrara e Parma tra il primo marzo e il primo settembre, elaborata dal gruppo formato da scienziati dell'Università di Trieste e dal Gruppo Sand dell'Ictp di Miramare. La Commissione non ha preso misure. E ieri il direttore del Centro internazionale di fisica teorica, Fernando Quevedo, ha precisato: «Gli studi in corso sui terremoti da parte del gruppo Sand non hanno valenza ufficiale di previsione e di servizio, ma sono il risultato di ricerca scientifica, il cui obiettivo è quello di migliorare la conoscenza dei terremoti». Nulla di più. Anzi, Quevedo tiene a rimarcare che l'Ictp «non si pone e non si è posto in passato alcun obiettivo di produrre un servizio di previsione dei terremoti per il territorio italiano», sottolinenando che «in quest'ottica l'interazione fra il professor Panza e la Commssione Grandi Rischi è stata fatta in via esclusivamente personale, e non rientra nella sfera delle attività e prerogative istituzionali dell'Ictp».

Una polemica destinata a non smorzarsi con facilità. Eppure, il disegno tracciato sulla mappa, una sorta di P che dalla Pianura Padana giunge fino a Trieste per allungarsi sino a Slovenia e Croazia, con una gamba in discesa ad abbracciare l'Emilia Romagna e continuare poi lungo la dorsale Adriatica ad avvolgere gli Appennini e precipitare verso le regioni meridionali affacciate sul Tirreno, ha al centro una stella. Che segna l'Emilia, dove il terremoto ha colpito nella notte fra sabato e domenica. In base all'algoritmo, secondo i due studiosi, è possibile stabilire la pericolosità di un possibile terremoto, indicando l’entità del moto del suolo interessato dall'evento. Un dato fondamentale non solo per concentrare gli sforzi in caso di una calamità nelle zone a rischio, ma anche per pianificare la prevenzione. «L'incontro ha rappresentato un’apertura importante, un segnale di attenzione – spiega Peresan - fino ad ora si è preferito assumere che i terremoti non siano predicibili e dunque non prendere misure.Le ragioni sono due: la prima che i terremoti sono fenomeni rari e quindi i falsi allarmi inevitabili. Il secondo è che finora non c'erano metodologie confermate e validate».

In realtà l'algoritmo consente di individuare nell'attività sismica di magnitudo moderata le variazioni che possono essere considerate precursori di un forte terremoto. “L'analisi – dice Giuliano Panza - consente di determinare gli intervalli temporali in cui risulta aumentata rispetto alle condizioni normali e la probabilità che si verifichi un terremoto di forte magnitudo. Anche le caratteristiche della sequenza dei terremoti che avvengono in una certa regione e le loro variazioni temporali sono descritte in modo quantitativo mediante una serie di funzioni definite empiricamente». Ciò non significa che la scienza sia ancora in grado di dirci con esattezza giorno, ora e luogo in cui la terra tremerà. In Italia il 45% del territorio nazionale è a rischio sismico. Si tratta di aree note. L'Italia è situata nella zona di collisione tra le placche Africana ed Eurasiatica e questo comporta un elevato rischio. Ma il problema delle stime sulla pericolosità, secondo Peresan, non solo in Italia ma a livello globale, è che si basano sulla frequenza con cui avvengono i terremoti. «Purtroppo - dice- anche se è stimato ogni 20 mila anni, potrebbe avvenire domani. Quello che noi sosteniamo è che se un terremoto è possibile in un'area, va tenuto in considerazione a prescindere dalla frequenza».

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