A2a svela in aula i piani per la centrale di Monfalcone

Presentato uno studio sul carbone pulito: «Ridurrà le emissioni dell’80%». Domande e richiesta di garanzie dai consiglieri. Un gruppo di cittadini protesta in piazza della Repubblica
Bonaventura Monfalcone-20.11.2012 Incontro A2A con il consiglio comunale-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-20.11.2012 Incontro A2A con il consiglio comunale-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Un progetto per la relizzazione ex novo di gruppi a carbone, eliminando gli attuali risalenti al ’60, in grado di abbattere le emissioni dell’80%, a fronte di una potenza di 340 megawatt elettrici e un rendimento medio del 46%, rispetto ai 976 megawatt attuali con rendimento del 37%, e ai 1152 Mw, rendimento del 50%, autorizzati dall’Aia per il progetto di Endesa. Lo studio è stato presentato ieri sera, in Consiglio, dai vertici di A2a, con il direttore generale Paolo Rossetti, il responsabile dell’impianto termoelettrico, Massimo Tiberga, e il responsabile della centrale di Monfalcone, Roberto Scottoni. E intanto, all’esterno del municipio c’era chi esibiva i cartelli: «Il carbone non è mai pulito». Rossetti intanto ha spiegato: «È una prima presentazione di uno studio che potrà comunque subire modifiche, in ordine ai processi autorizzativi e che vuole essere un modo per integrare il più possibile la centrale al territorio». I dirigenti hanno illustrato le scansioni. A partire dalla dismissione, in corso, dei 2 gruppi a olio che entro febbraio 2013 saranno smantellati. Quindi lo studio: si tratta di «un impianto integrato a carbone - è stato spiegato - che, rispetto alla situazione attuale e al piano di Endesa relativo alla metanizzazione, ma che comprendeva anche il mantenimento di una quota a carbone, permetterà di ridurre le emissioni dell’80%». Si prevede un gruppo ex nuovo, con tecnologie di abbattimento di fumi e polveri equivalente ai due gruppi attuali a carbone. È un processo di ammodernamento che, qualora andasse in porto, garantirà la completa eliminazione dell’esistente. Lo studio è in fase di elaborazione interna, «dovendo definire parametri tecnici e finanziari compatibili con le linee guida del Gruppo di A2a». Quindi si procederà all’iter formale, con la presentazione della pratica ai ministeri competenti. Il tutto dovendo rientrare nelle prescrizioni dell’Aia in ordine agli ulteriori abbattimenti delle emissioni.

«Siamo in un contesto - ha spiegato Rossetti - di fortissima contrazione del mercato elettrico. Le scelte devono tener conto della qualità degli interventi nel mercato elettrico e della garanzia occupazionale. La filosofia resta quella di tarare le nostre esigenze tenendo conto del territorio dove operiamo». Archiviato il progetto di Endesa, il combustibile principale diventa il carbone. Ma il nuovo impianto prevede contestualmente al carbone pulito anche una quota-metano. «Rispetto al metanodotto previsto da Endesa di collegamento alla rete nazionale a Villesse - ha aggiunto Tiberga - stiamo valutando un percorso di allacciamento alla rete regionale, di un chilometro dalla centrale». Altro tema la continuazione della cocombustione per incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili. Tempi di realizzazione del nuovo impianto 5 anni, occupazione suppletiva prevista da un minimo di 350-400 lavoratori ad un massimo di 600-700. A2a inserisce quale parte integrante il teleriscaldamento, che, inizialmente applicato a favore delle aziende del territorio e agli enti pubblici, potrà espandersi a favore della comunità, a completo carico dell’azienda, anche in ordine agli allacciamenti. Si prevede una quantità di calore distribuita sotto forma di acqua a 95 gradi di 55 Mw. Lunga e articolata la presentazione da parte dei vertici di A2a. Ai quali hanno fatto seguito le domande dei consiglieri. Anna Maria Cisint (Obiettivo) ha ribadito l’importanza del protocollo d’intesa del 2004 con Endesa, rispetto alla nuova intesa siglata tra Comune e A2a «che non ci soddisfa: perchè non è stato dato corso al precedente impegno?». Luigi Blasig (CambiAmo), parlando del protocollo 2004 «conquistato dalla città e non calato dall’alto, oltrechè tuttora valido», ha citato Greenpeace a proposito dei pesanti effetti delle centrali a carbone: «Come pensate di “superare” (nel senso di non rispettare) gli accordi del 2004?». Claudio Martin ha chiesto delucidazioni sull’altezza della ciminiera e sulle emissioni di ozono e delle polveri Pm10. Suzana Kulier Pusateri (Pdl) ha osservato: «La realizzazione prevista è di 5 anni: intanto cosa succederà?», facendo riferimento a informazioni dalle quali si evince che il carbone, per quanto “tecnologicamente avanzato”, produce più inquinamento rispetto al metano. E Giovanni Iacono (Sel): «È una partita storica per la città che di promesse ne ha sentite troppe nel tempo. Premesso il fatto che sul nuovo protocollo avrei gradito un incontro preliminare in aula, vorrei conoscere il volume degli investimenti previsti e i tempi di coesistenza tra carbone “vecchio” e “nuovo”». Da A2a le risposte alle prime domande: «Abbiamo centrali a turbogas avanzatissime ma per le quali c’è un piano di cassa integrazione», ha detto Rossetti. Quanto alle emissioni, l’ozono non viene prodotto, mentre le Pm10 rientranto tra le polveri totali. L’altezza della ciminiera poi è relativamente importante, bisogna agire a monte nella riduzione delle emissioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:a2aenergia

Riproduzione riservata © Il Piccolo