La metà dei consiglieri “in fuga” da Palazzo

TRIESTE. Un consigliere su tre, lo ha anticipato la Procura, è indagato: troppe spese pazze con i soldi pubblici a disposizione dei gruppi. Meno di uno su due, sia per questo motivo o per tutt’altra valutazione, è invece già certo di non presentarsi al rinnovo di piazza Oberdan o ci sta almeno pensando.
«Si ricandida?». Domanda semplice alla quale, esclusi i due presidenti Renzo Tondo e Maurizio Franz, rispondono con un deciso «sì» solo 24 eletti su 57. Gli altri viaggiano sul «no» (15), sull’incertezza (14) o non rispondono al telefono (4). ll procedimento per la presentazione delle candidature per l’elezione del presidente della Regione e del Consiglio regionale prevede la consegna alla segreteria dell’Ufficio centrale regionale, direzione relazioni internazionali, comunitarie e autonomie locali sede di Udine, di due atti: la dichiarazione di presentazione del gruppo di liste; le dichiarazioni di presentazione delle candidature che, nel caso di obbligo di raccolta delle sottoscrizioni, devono essere accompagnate da un atto di deposito. I tempi? Il deposito deve essere effettuato dalle 8 alle 20 del trentaseiesimo giorno (16 marzo) e dalle 8 alle 12 del trentacinquesimo giorno (17 marzo) antecedente la data delle elezioni.
Non irrilevante la questione delle firme. Ne sono esonerate solo le liste espressione di partiti che nell’ultima elezione del Consiglio abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e abbiano ottenuto almeno un seggio. Per tutte le altre servono tra 1.000 e 1.500 firme di elettori nelle circoscrizioni di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone e tra 750 e 1.100 in quella di Tolmezzo. Ostacolo non di poco conto per i piccoli partiti, al punto che Franco Baritussio, recentemente passato nelle truppe de La Destra, aggiunge alla sua intenzione di ricandidarsi un prudente «firme permettendo».
I più decisi, anche perché hanno già effettuato la selezione delle primarie, sono i democratici. Il «sì» alla ricandidatura viene pronunciato dagli stessi che si sono affidati all’avvocato triestino Giuseppe Borgna per chiedere l’attestazione di non coinvolgimento nella vicenda dei rimborsi pubblici anomali, vale a dire Franco Codega, Daniele Gerolin, Franco Iacop, Sergio Lupieri, Enzo Marsilio il capogruppo Mauro Travanut. Si aggiunge il «sì» di Igor Gabrovec, che correrà per la minoranza slovena, mentre si sono tirati fuori, e non chiedono deroghe, Giorgio Baiutti (che estende il suo rifiuto anche alla Provincia di Udine), Giorgio Brandolin (neoeletto deputato), Franco Brussa, Sandro Della Mea, Paolo Menis (candidato sindaco di San Daniele), Annamaria Menosso, Alessandro Tesini e Bruno Zvech, la maggior parte out per raggiunto limite dei tre mandati. Fuori dal gioco anche Paolo Pupulin che peraltro, come sulla questione rimborsi, risulta irrintracciabile. Valanga di «sì» invece, due su tre, in casa Pdl. Se Luigi Cacitti è introvabile, l’unico passo indietro è quello di Massimo Blasoni. Scottato dal caso liste per il Parlamento, l’imprenditore friulano non si è abbarbicato alla sedia e ha deciso di prendersi una pausa. «In corso di valutazione» si dicono invece Piero Camber e Gaetano Valenti (il goriziano per motivi di salute), mentre Elio De Anna, l’assessore plurivotato di Pordenone racconta di aver dato la sua disponibilità al partito e Franco Dal Mas respinge la curiosità: «È una domanda difficile, non so che cosa farò». In casa Lega i “soldatini” padani si dicono «a disposizione del partito». Ligi alle regole, sono comunque pronti a ritornare in pista in quattro su sei: il capogruppo Danilo Narduzzi, Mara Piccin, Enore Picco e Federico Razzini. Per Ugo De Mattia siamo invece già al «no» e per Claudio Violino, che pure non disegnerebbe un’altra chiamata, siamo probabilmente al passo d’addio dopo tre legislature consecutive (stessa sorte per il presidente del Consiglio regionale Franz). Qualche altro in fase di valutazione si trova tra i centristi (Edoardo Sasco e Giorgio Venier Romano), i dipietristi (Enio Agnola) e gli esponenti della sinistra (Igor Kocijancic). «Largo ai giovani» è poi l’annuncio di Roberto Antonaz e «vorrei continuare» quello, appunto, di un giovane, Alessandro Corazza, capogruppo dell’Idv. A tirarsi fuori sono infine Piero Colussi, «nel rispetto del limite dei due mandati che ha sempre contraddistinto i Cittadini», l’ex democratico Gianfranco Moretton, l’ex presidente dell’aula Edouard Ballaman e il pensione Luigi Ferone. Quanto a Roberto Asquini c’è ancora tempo per decidere: «Potrei difendere con i denti lo sconto benzina oppure favorire il ricambio».
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