Sede dell’Ambito da 84.000 euro all’anno: i sindaci del Monfalconese chiedono una svolta
Gli altri comuni dei Servizi sociali Carso-Isonzo-Adriatico in linea con Sagrado: «Meglio acquisire un immobile chiedendo aiuto alla Regione e investire sull’assistenza»

La sensazione condivisa è che spendere 84.000 euro di affitto all’anno per la sede unica dei Servizi sociali dell’Ambito sia «eccessivo». Usando un eufemismo. Per alcuni, come per il sindaco di Turriaco, Nicola Pieri, «è una follia». Fatto sta che la maggior parte dei comuni afferenti all’Ambito Carso-Isonzo-Adriatico condivide la critica già espressa dal sindaco di Sagrado Marco Vittori.
A maggior ragione adesso che la sede di via Rossini a Monfalcone, 760 metri quadrati dislocati su due piani di proprietà dell’impresa Tonon, risulta insufficiente. Il passaggio di alcune competenze dal Cisi richiede infatti di ampliare la sede attuale, e i comuni ritengono sia il momento giusto per «valutare una soluzione più economica».
L’alternativa
Come l’acquisto di una nuova sede più adatta e sostenibile, magari con il contributo della Regione. Vale anche per Fogliano Redipuglia, l’unico comune dell’Ambito politicamente affine a Monfalcone: la sindaca Cristiana Pisano è stata eletta con l’appoggio delle liste Lega Fvg e Uniti per il Paese. «Abbiamo fortunatamente scongiurato il rischio di pagare un altro affitto altrettanto esoso al quarto piano dello stabile» così Pisano: «Tutti noi sindaci ci siamo opposti in assemblea. Bisogna trovare una soluzione alternativa, che non può essere a colpi di 100-150.000 euro all’anno».
Secondo Pieri di Turriaco «andrebbe fatta una ricognizione sugli spazi già in possesso degli enti associati. Se non si trova niente, andrebbe cercato un immobile sul mercato da adattare allo scopo. Seguendo lo stesso percorso già intrapreso per l’acquisto dell’immobile ora destinato a deposito e archivio del Consorzio culturale del Monfalconese, bussando alla Regione per chiedere un contributo. Il Comune di Monfalcone, che è l’ente gestore dell’Ambito, dovrebbe farsi promotore di un’iniziativa simile».
Gli fa eco, da Ronchi dei Legionari, Elisa Sandrigo, che dell’Ambito è vicepresidente, ma parla nelle veci di assessora comunale al Welfare. «La questione della sede è all’attenzione dell’Assemblea dei sindaci da mesi, più volte abbiamo sollecitato il Comune di Monfalcone, quale ente gestore, ad approfondire possibili alternative. Un canone di oltre 84.000 euro l’anno rappresenta una voce importante delle risorse destinate al sociale e, di fronte alla necessità di ulteriori spazi, riteniamo indispensabile valutare con attenzione costi e prospettive future».
Il passato
Il sindaco di Staranzano, Mauro Fragiacomo, parla di «costi elevatissimi decisi nel 2019, quando la maggior parte di noi sindaci oggi in carica non era stata eletta. Io per esempio sono diventato sindaco nel 2024 e mi sono trovato davanti a questa situazione, una spada di Damocle che ci vede tutti d’accordo nella necessità di trovare una soluzione sostenibile, anche se nel contratto pare non sia contemplata alcuna via di fuga». Peraltro, all’Assemblea dei sindaci che nel 2018 approvò la scelta di individuare una nuova sede centrale, accedendo anche al mercato privato, «erano presenti cinque comuni su nove», ricorda Fragiacomo.
La sindaca di San Pier, Denise Zucco, mette in evidenza come «la sede attuale, dislocata com’è su due piani, non è facilmente accessibile». Sulla stessa linea il sindaco di San Canzian, Claudio Fratta. «Lo stabile dove i Servizi sociali hanno la sede attuale è costoso e non è tecnicamente disposto bene. Pur non sapendo a priori quanto carico di lavoro avrà in più l’Ambito, credo sia corretto chiedere un contributo alla Regione, che si è sempre dimostrata disponibile in tal senso, per acquistare una sede unica dedicata stabilmente nel tempo all’Ambito socio-assistenziale». Anche per il sindaco di Grado, Giuseppe Corbatto, «è arrivato il momento di capire se vale la pena continuare a pagare un affitto, particolarmente esoso, o se vale la pena di fare uno sforzo ulteriore chiedendo alla Regione un contributo per acquisire una sede stabile nel tempo». «Parlo proprio io», ironizza Corbatto, «che “ho sottratto” la dirigente dei Servizi sociali di Monfalcone».
Manca il dirigente
Il riferimento è a Roberta Tarlao che, vinto il concorso, si è trasferita a Grado. Da allora i Servizi sociali dell’Ambito, che servono 3.800 utenti nel peculiare contesto monfalconese, non hanno un dirigente proprio.
Il Comune di Monfalcone, in qualità di ente gestore, ha affidato per ora la gestione del servizio al segretario comunale Luca Stabile. Una mancanza marcata in primis dal sindaco di Sagrado Marco Vittori. Sul punto, l’assessora di Ronchi Sandrigo giudica «fondamentale che l’Ambito sia una priorità anche dal punto di vista dirigenziale dell’ente gestore, per la complessità dei servizi e per l’entità delle risorse che amministra».
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