A Castel San Giorgio scoperta la terza nave dell’antica Roma

SPALATO

Non una ma ben tre navi,scoperte nelle acque che bagnano la località di Castel San Giorgio (Kaštel Sucurac), nello Spalatino. I relitti, individuati a poca distanza l’uno dall’altro, sono e tutti risalenti al I secolo avanti Cristo. L’eccezionale rinvenimento archeologico è avvenuto nell’arco di 14 anni. La prima scoperta avvene nel 2006, ad opera di Neno Rokov, sub della società spalatina di ricerche marine Mornar. Mesi fa, durante i lavori di rimozione dei detriti dal relitto, un sub facente parte della squadra guidata dall’archeologa subacquea dalmata Irena Radic Rossi, si è accorto che nelle immediate vicinanze si trovava il relitto di una seconda nave romana. E visto che le sorprese talvolta non finiscono mai, nei giorni scorsi i valenti ricercatori spalatini hanno scoperto una terza nave dell’antica Roma. Le tre navi avevano il fondo piatto e un fasciame particolare, necessari al trasporto di carichi pesanti, come per esempio la pietra proveniente dall’isola di Brazza, in Dalmazia. A detta degli storici, le tre imbarcazioni trasportavano merci per le necessità dell’antica Salona (l’attuale Solin). L’area del rinvenimento, in zona Trstenik, è stata per lungo tempo l’entrata occidentale del porto di Salona, città che ai tempi dell’Impero romano ebbe uno sviluppo straordinario. Anche se per mancanza di mezzi finanziari, il lavoro degli archeologi è stato temporaneamente interrotto, si è accertato che due dei natanti erano lungo ciascuno 12 e largo 5 metri, mentre il terzo naviglio aveva dimensioni leggermente inferiori. Il sito, naturalmente segreto, è stato “sigillato” per impedire la devastazione da parte di malintenzionati. Del team della Radic Rossi (dipendente del dipartimento di archeologia dell’Ateneo zaratino) fanno parte archeologi subacquei e studenti di Spalato, Podgora, Zara, Castelli spalatini, Zagabria e della Repubblica Ceca.

Una ventina d’anni fa, erano venute alla luce anfore, vasellame e un’antica giara – volume 800 litri – che serviva per custodire anguille vive, da cucinare successivamente per il fortunato di turno. “Non appena arriveranno i finanziamenti – ha affermato Radic Rossi – riprenderemo le ricerche in queste acque, così ricche di storia». —

A. M.

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