A Jamiano un arsenale della Grande guerra

Trecento tra bombe a mano e proiettili di artiglieria rinvenuti sul monte Arupa Cupa. Polemica su chi deve affrontare i costi di rimozione e brillamento
Di Ciro Vitiello

DOBERDO’ DEL LAGO. Trecento ordigni bellici, tra bombe a mano e proiettili di artiglieria, tutti risalenti alla Prima guerra mondiale, sono stati rinvenuti nei giorni scorsi (ma la notizia si è saputa solo ieri) sul monte Arupa Cupa, nei pressi di Jamiano. Un quantitativo eccezionale sinora mai trovato, un pericolosissimo arsenale.

Gli ordigni, in parte sotto terra e inesplosi per quasi un secolo, sono stati scoperti per caso da un escursionista che, approfittando di una bella giornata, si stava godendo una passeggiata sul monte. Sembra che la sua attenzione sia stata catturata da un mucchio sospetto che usciva dal terreno, e che non somigliava né a una roccia né a un di tronco, ma aveva tutta l’aria dei residuati bellici.

L’uomo ha subito avvertito le forze dell’ordine, che innanzitutto hanno transennato l’area. Per il brillamento (forse nell’area monfalconese) se ne occuperanno gli artificieri del 3° Reggimento genio guastatori di Udine, unità alle dipendenze della Brigata di cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, coordinati dal tenente colonnello Stefano Venuti e dal nucleo di specialisti Eod (Explosive ordinance disposal) che vantano una consolidata esperienza.

Con il ritrovamento delle bombe, tuttavia, è nata anche una dura polemica tra il Comune di Doberdò, i ministeri della Difesa e dell’Interno e il Dipartimento della Protezione civile nazionale, su chi dovrebbe accollarsi le spese per le operazioni di recupero e trasporto del materiale bellico e per il suo brillamento, che in un primo momento sembravano scaricate sul bilancio comunale.

«Ringrazio ovviamente le forze dell’ordine per la messa in sicurezza di tutta la zona – afferma il sindaco Paolo Vizintin – ma è assurdo che il nostro Comune debba accollarsi la costosa operazione. Questo lavoro è di competenza della Protezione civile nazionale e dei ministeri della Difesa e dell’Interno. Il giorno dopo il ritrovamento degli ordigni - continua il primo cittadino - abbiamo infatti inoltrato richiesta scritta al Dipartimento della Protezione civile a Roma. Il giorno successivo, a sorpresa, ci ha risposto proprio il Capo, Franco Gabrielli, dicendo che la Protezione civile nazionale non ha soldi».

«E’ inaudito - conclude Vizintin -. E’ come se avessero detto: le bombe sono vostre e le dovete pagare voi. L’amministrazione comunale di Doberdò non si è mai sottratta al proprio dovere. Ma con le poche risorse di bilancio a disposizione non è in grado di pagare questa operazione. Preferiamo spendere questi soldi per operazioni socialmente utili a vantaggio dei nostri concittadini».

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