A Montuzza pranzo pasquale per asporto e senza volontari Consegnati dai frati 50 pasti

I cappuccini hanno fatto tutto da soli per ridurre il rischio di contagio  Portato inoltre il cibo a domicilio a una ventina di famiglie in difficoltà 
Foto BRUNI Trieste 04.04..2021 Frati di Montuzza-consegna pacchi agli indigenti
Foto BRUNI Trieste 04.04..2021 Frati di Montuzza-consegna pacchi agli indigenti

il servizio



Cibo caldo per asporto, ma senza l’aiuto dei volontari. I disagi dettati dal Covid hanno ridisegnato anche parte del servizio sociale offerto dalla mensa dei frati cappuccini di Montuzza, alle prese con una Pasqua ben diversa dai passati anni. Per la prima volta infatti la distribuzione del pranzo è avvenuta con la modalità dell’asporto, ma soprattutto senza il consueto supporto sul campo da parte dei volontari appartenenti alla sigla Associazione Amici di San Francesco, gruppo che da anni partecipa alle iniziative dei religiosi francescani del convento abitato dai frati Minori Cappuccini in via Capitolina 14.

«Il gruppo ne contava una quarantina – racconta Fra Giovannino, responsabile della mensa per i poveri di Montuzza, aperta 365 giorni all’anno –. Di questi in media 5 o 6 ci aiutavano quotidianamente. Con l’avvento del Covid il numero si è sensibilmente ridotto e devo dire che noi stessi abbiamo esortato i volontari a congedarsi per non rischiare il contagio, almeno per un periodo. Al servizio ora ci pensiamo interamente noi frati più alcune inservienti stipendiate – ha aggiunto –; già a Natale avevamo adottato la formula del cibo per asporto ma per quanto riguarda la forza del volontariato questa Pasqua è la prima festività vissuta in questo modo».

Il servizio tuttavia regge e mantiene il suo impatto con una fascia debole della cittadinanza. A Pasqua sono state oltre una cinquantina le confezioni di cibo distribuite. Il menù? Un primo piatto costituito da pastasciutta, secondo a base di pollo e piselli, una pizzetta, della frutta e qualche dolciume tipico pasquale.

Non è tutto. Assieme al cibo caldo, infatti, è stato anche distribuito un kit per l’igiene personale, contenente mascherine, gel e salviette.

«Abbiamo provveduto a rifornire anche a domicilio una ventina di famiglie in difficoltà – ha sottolineato Fra Giovannino –. Ora la media si aggira attorno a una settantina circa di pasti consegnati. Constatiamo meno stranieri, soprattutto dell’Est, rispetto a prima e molti più italiani e giovani».

La mensa di via Capitolina nel frattempo ha provveduto anche a una ristrutturazione e all’ampliamento degli spazi. Un intervento costato 80 mila euro, importo coperto dalle casse francescane, dalla Fondazione CRTrieste, dalla Fondazione “Stiftung” e da aiuti in arrivo dal Rotary Club Trieste. La ristrutturazione ha portato la capienza della sede a una sessantina di posti a sedere ma la dote, sempre alla luce delle restrizioni imposte dalla pandemia, non è stata ancora sfruttata, anzi, nemmeno inaugurata: «I lavori sono ultimati e gli spazi garantirebbero anche due turni – ha concluso Fra Giovannino – si prosegue ancora con la consegna per asporto, auspicando che attorno a luglio o agosto si possa tornare ad ospitare all’interno. L’importante per noi è adeguarsi al momento e consentire sempre un aiuto al prossimo in difficoltà». —



Riproduzione riservata © Il Piccolo