«Abbiamo un disperato bisogno di liquidità»

«Ogni banca ci impone nuovi limiti sia di importo e sia di rientro, e noi sotto la voce “Opera Villaggio del fanciullo” abbiamo tre distinte realtà operative, morale: dobbiamo gestire 20 conti correnti diversi, e anche questi costano. Sì, la liquidità langue, ne abbiamo molto bisogno». I progetti sono vivaci, ma la realtà contabile del Villaggio del fanciullo, dopo la grave crisi della tipografia che nel tempo non è stata tecnologicamente innovata, corre sul filo del pericolo e il vicepresidente Claudio Stagni non se lo nasconde.
«Il Centro professionale fa capo ai finanziamenti della Regione - racconta -, la Comunità educante al ministero della Giustizia, alla Provincia e al Comune, e i loro tempi di pagamento variano da tre mesi a un anno. Le banche nonostante la nostra convenzione col Consorzio fidi ci fanno tassi del 6-8%, la commissione sul “massimo scoperto” ora vietata per legge è stata, ahimé, reintrodotta con altro nome e altre notule. Una banca ci ha congelato il conto corrente perché la garanzia era scaduta e la banca stessa non solo ha ritardato il rinnovo ma ne vuole cambiare i termini. Stiamo rateizzando il pagamento dei fornitori - prosegue Stagni -, ma ci portiamo dietro anche i costi della ristrutturazione complessiva che abbiamo fatto qualche anno fa». E sono altri dolori e non da poco.
Prosegue infatti il vicepresidente: «Il costo previsto era di 4 milioni, la Regione ci aveva finanziato ma il 30% della cifra era a nostro carico. Poi è successo il guaio, lo screzio. A progetto e finanziamento approvati (e appena allora) la Soprintendenza ci ha comunicato che tutti i nostri beni erano sotto vincolo architettonico, e quei lavori dunque ci sono costati 650 mila euro in più. E stiamo ancora attendendo la certificazione. Non si può certo dire che i tempi della Soprintendenza siano adeguati alla realtà».
Pertanto si pone il problema: come trovare 600 mila euro per realizzare l’asilo nido che ne costa 800 mila (e darebbe almeno 20 occupati per la mensa)? «La Regione - aggiunge Stagni - ce ne dà 200 mila, ma solo quando avremo dimostrato di essere in possesso dei restanti 600 mila. Per aprire l’officina basterebbero 20 mila euro, e altrettanti per dare avvio allo smaltimento dei rifiuti elettrici. Dalle riunioni coi dipendenti è nata poi l’idea della “fattoria sociale”, e se riusciremo a realizzare almeno la metà delle cose che vorremmo saremo stati bravi».
Si apre però, senza farla tanto pesare, la caccia ai finanziamenti. E alle donazioni. Anche da parte di cittadini che con questo contributo possono godere di detrazione fiscale. (g. z.)
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