Addio a Goruppi, testimone dell’Olocausto

Sopravvissuto all’orrore dei campi nazisti, aveva fatto della trasmissione della memoria una missione di vita fino all’ultimo.
Riccardo Goruppi (Foto Andrea Lasorte)
Riccardo Goruppi (Foto Andrea Lasorte)

TRIESTE. Si è spento all’improvviso Riccardo Goruppi, partigiano e presidente onorario dell’Associazione nazionale ex deportati di Trieste. È una scomparsa segnatempo, la sua. All’età di novantaquattro anni compiuti a gennaio, il signor Goruppi – Gorup, prima dell’italianizzazione imposta dal regime di Mussolini – era infatti uno degli ultimi testimoni diretti della schiavitù nei campi nazisti.

Lucido fino all’ultimo, aveva fatto della trasmissione della memoria degli orrori della Seconda guerra mondiale una missione di vita, tanto che nei giorni scorsi stava organizzando degli incontri online per raccontare ancora una volta la sua storia ai ragazzi delle scuole: ora spetta a chi rimane assumersi o meno la responsabilità di ereditarne la fiaccola.

Goruppi era nato a Prosecco nel 1927 e apparteneva alla comunità slovena in Italia. Dopo l’8 settembre 1943 scelse la via della montagna. Fu arrestato nel ’44 assieme al padre Edoardo a seguito di una delazione, incarcerato nella Trieste occupata dalle truppe naziste, quindi deportato a Dachau, Leonberg, Mühldorf e Kaufering. Quest’ultimo era notoriamente uno dei campi più duri, a proposito del quale esistono testimonianze di episodi di cannibalismo sui corpi morti. Edoardo fu liquidato a Leonberg all’inizio del 1945, mentre suo figlio fu liberato dagli Alleati alcuni mesi dopo, quando ammalato di tifo pesava ormai pochi chili e perdeva spesso conoscenza: di quell’ultimo periodo ricordava poco.

Negli anni ’60 cominciò a testimoniare in forma ristretta e, dagli anni ’80, pubblicamente: «Prima non riuscivo – aveva raccontato al Piccolo a gennaio, in occasione dell’ultima Giornata della Memoria –. Non arrivavo alla fine, mi prendeva la crisi. Ce l’ho fatta grazie anche all’aiuto della nuova generazione di storici. Per me la cosa più importante è che i giovani riescano a capire quanto dolore porta quando uno odia». Aveva risposto così alla domanda su che cosa provasse, dinanzi al mondo del 2021, un uomo che come lui aveva vissuto il Novecento: «Mai avrei pensato che saremmo arrivati a questo pandemonio: la malattia, le questioni politiche e tutto. Però ci siamo. Già che ci siamo, dobbiamo cercare di sopravvivere e di non perdere la speranza».

Goruppi, che precedentemente aveva già ricevuto il vaccino, si è spento nella notte tra mercoledì e giovedì in ospedale, dov’era stato trasportato mercoledì stesso per accertamenti a seguito di un improvviso malessere. Lascia la famiglia e non solo. «Viene meno una colonna portante – afferma la storica Dunja Nanut, presidente Aned Trieste e autrice della biografia di Goruppi –. Un punto di riferimento, capace di comprendere i problemi del passato e dell’oggi. Forse per lui è stato meglio andarsene così, evitando ricoveri e sofferenze. Ma a noi resta un vuoto incolmabile».

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