Addio a Palazzo Galatti Il Municipio costretto a cercare casa al welfare

Con il superamento delle Uti torna d’attualità l’ubicazione  di alcuni uffici facenti capo alla Direzione Politiche sociali ora ospitati nell’ex Provincia
Lasorte Trieste 03/07/19 - Palazzo Galatti, Ex Provincia di Trieste
Lasorte Trieste 03/07/19 - Palazzo Galatti, Ex Provincia di Trieste



L’area servizi e politiche sociali del Comune “cerca casa”. Buona parte dei suoi uffici al momento sono ubicati a Palazzo Galatti, sede della Uti giuliana, oltre che in una struttura sita al civico 27 di via Rossetti.

Palazzo Galatti, attualmente di proprietà della Regione, è l’ottocentesco stabile affacciato su piazza Vittorio Veneto che fino al 2017 fu sede della Provincia. Adesso che pure le Uti si avviano allo smantellamento, si pone nuovamente la questione della futura destinazione degli uffici comunali in questione. Tanto che si vocifera che ci sia un grande movimento, nei dipartimenti del Servizio sociale, e che siano già partite le prime richieste per la nuova sede.

A sollevare l’attenzione sul tema è il consigliere comunale della Lega Everest Bertoli: «A partire dal 1° gennaio i Servizi e Politiche sociali del Comune non operano più in regime di avvalimento nell’Uti giuliana - spiega -. In sostanza, ciò significa che fino al 31 dicembre i Servizi sociali lavoravano per conto dell’Uti. Proprio per questo motivo l’anno scorso circa 60 dipendenti comunali dell’area politiche sociali erano stati spostati all’interno di palazzo Galatti. Visto che, come detto, il servizio era svolto in regime di avvalimento, il Comune non era tenuto a pagare nulla».

Prosegue il leghista: «Dal primo gennaio tutto ciò non accade più, per effetto della nuova legge regionale. A partire da quella data i lavoratori sarebbero di conseguenza dovuti tornare negli immobili di competenza dell’amministrazione comunale. Ciò non è accaduto e abbiamo scoperto per caso che i dipendenti comunali sono sempre là. Perché succede tutto ciò - si chiede Bertoli -? È il caso di utilizzare i nostri spazi oppure di pagare un canone di affitto a un ente terzo?». Secondo il leghista, l’Uti ha infatti chiesto al Comune di corrisponderle 207 mila euro annui, per poter usufruire dell’ex dimora della Provincia: «Tale spesa è stata autorizzata e messa in bilancio - continua -? Se sì, da chi? C’è la volontà di riportare il personale negli immobili comunali?».

Chi risponde a tali quesiti è l’assessore comunale alle Politiche sociali Carlo Grilli. Afferma il preposto al Welfare: «Il trasloco a Palazzo Galatti è stato un’opportunità per ricompattare il servizio. Prima non avevamo un’unica sede ma eravamo sparsi in vari luoghi tra cui via Mazzini. Adesso l’Uti è stata smantellata e di conseguenza stiamo cercando un posto dove andare. Stiamo operando le opportune valutazioni. Stiamo passando al vaglio varie opzioni assieme all’immobiliare, per soluzioni anche a breve termine. Non c’è fretta, ad ogni modo, non c’è uno sfratto in corso. Spostare 65 persone non è uno scherzo».

Il Comune pagherà 207 mila euro all’Uti? «Si tratta di un’ipotesi avanzata dall’ente intercomunale come atto meramente amministrativo, che non andrebbe pertanto a intaccare il bilancio. Ciò, ad ogni modo, potrebbe accadere solo qualora venisse presa la decisione esplicita di pagare l’affitto». Sempre in area Lega, il consigliere comunale Michele Claudio ricorda che «sono passati oltre cinque mesi dalla chiusura dei bar interni ai palazzi comunali e, nonostante ciò, la giunta non ha ancora agito». —





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