Addio a Zucca, “colonna” dell’Istituto per la Resistenza

il lutto
L’Istituto regionale per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea piange una delle sue “colonne”, Sergio Zucca. Nato a Capodistria, città da cui fu poi costretto a fuggire, Zucca se ne è andato nei giorni scorsi all’età di 80 anni, lasciando un grande vuoto in chi ha condiviso a lungo con lui impegni e valori. «La scomparsa di una persona è sempre un dolore grande ed è un dolore che resta racchiuso nell’intimità di chi (parenti e amici stretti) ha poi il triste compito di elaborare un lutto che difficilmente si cancella - ricordano dall’Istituto -. Si può accettare, ma non di più. Per Sergio, la questione è diversa, perché lui ha rappresentato, negli anni, la vita di un Istituto importante per la città, per lo stesso Paese, per i rapporti che si sono intrecciati con i Paesi limitrofi dell’Alto Adriatico: l’Istituto regionale per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea. Un’isola felice e insieme un nodo di problematicità, ma senza dubbio un punto di raccolta per i molti giovani che, usciti dalle aule universitarie, si avventuravano nel mare magnum della Storia che l’Istituto, molto attento al territorio secondo un punto di vista non localistico, riusciva ad offrire».
«Sergio Zucca era lì: presenza costante, insieme a Galliano Fogar. Ogni giorno, senza soste - prosegue il ricordo dell’Istituto -. Apriva la porta, certo: era tuttavia un aprire la porta che voleva essere un gesto di accoglienza verso i nuovi venuti che timidamente entravano in un luogo stracolmo di libri, documenti, memorie; spesso nel pieno di discussioni e alla presenza vivace di studiosi importanti (da Giovanni Miccoli, a Enzo Collotti, a Rino Sala, a Giampaolo Valdevit, per fare alcuni esempi). Era, di fatto, il nostro direttore amministrativo, che si era ritagliato un ruolo solo apparentemente minore, perché cercare risorse finanziarie per il nostro Istituto, non è mai stata impresa facile».
«All’inizio del suo percorso di lavoro accompagnò con entusiasmo anni di grande crescita per l’Istituto, come quantità e qualità dell’attività scientifica e del mai trascurato impegno civile, con momenti difficili, sia sul piano economico, sia su quello politico, quando quello stesso impegno civile attirava duri attacchi polemici. Ma anche grazie a Sergio questi ostacoli venivano superati per migliorare ulteriormente e farsi conoscere al di fuori dell’ambito regionale. Sergio partecipava regolarmente agli incontri con gli Istituti similari che facevano e fanno capo all’Istituto nazionale (oggi intitolato a Ferruccio Parri), dove era molto conosciuto per la proprietà e sobrietà dei suoi interventi e le capacità di mediazione. Entrò così in rapporti di amicizia con molti degli storici più importanti d’Italia, contribuendo a valorizzare l’attività e la produzione scientifica dell’Istituto regionale, che in tal modo fu conosciuto e apprezzato a livello nazionale e internazionale. Lo ricorderemo con affetto per tutto ciò, per il suo sorriso un po’ sornione, per le sue titubanze, per la sua ironia, per gli stimoli di ricerca che ci offriva sottovoce, per la sua gioia di vivere, nonostante le sofferenze patite. E per averci accolti, sempre e comunque».
I funerali si terranno al Cimitero di Sant’Anna domani alle 10.55. —
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