Addio Fabio Amodeo, il curioso della Storia

È morto all’età di 71 anni il giornalista, scrittore, storico della fotografia ed editor che è stato anche caporedattore al Piccolo
Fabio Amodeo
Fabio Amodeo

È morto ieri, all’età di 71 anni, dopo lunga malattia, Fabio Amodeo, giornalista e scrittore, grande esperto di storia della fotografia. La data delle esequie sarà resa nota in seguito.

TRIESTE Qualcuno ha detto che i giornalisti si dividono in due categorie, quelli che danno la vita per il giornalismo e quelli cui il giornalismo ha dato una vita. Fabio Amodeo apparteneva senza dubbio alla prima categoria, se non altro per quel suo essere intellettualmente inquieto, eclettico, curioso, mai pago di ficcare il naso nella storia e nelle storie, nella vita stessa, in tutte le sue forme e apparenze, mosso dalla voglia di sapere e conoscere. Fabio Amodeo non è stato mai fermo. Non era tipo da poltrona, nel senso del posto facile dove mettersi comodo a godere di una rendita, o di una posizione. In un modo o nell’altro gli piaceva cambiare: lo vedevi spuntare dove meno te lo aspettavi, con il suo sorriso sornione, come se fosse sempre stato lì.

Difficile riassumere in poche righe una vita e una carriera così multiforme e variegata. Basta guardare alla sua scheda biografica: nasce a Trieste il 27 marzo 1945, comincia a masticare giornalismo nel 1968, in anni focosi anche per la categoria, e passa l’esame da professionista nel 1973. La sua grande passione è la fotografia, e la storia della fotografia, che lo portano a diventare redattore della rivista Photo 13, poi Photo Italia. Nel 1972 è redattore a Il Piccolo, dove lavorerà fino al 1985, e dove coprirà i gradi di caposervizio e quindi caporedattore. Dal 1985 al 1989 lo troviamo caporedattore vicario del quotidiano Alto Adige, seguendo il direttore Luciano Ceschia. Nel 1989, e fino al 1992, entra come condirettore al mensile Autoruote 4x4. Poi eccolo responsabile tecnico del mensile Photo Italia (1989-1995, e 1997-1999), quindi condirettore del quotidiano TriesteOggi (1993-94), direttore del quotidiano La Cronaca del Nord Est (1995); responsabile della redazione della casa editrice Lint (1996-2000).

E ancora direttore del mensile View on Photography (2001), responsabile della sezione fotografia del mensile Arte; direttore responsabile della rivista d'arte Juliet. In tempi più recenti diventa presidente della Cooperativa Bonawentura, il Teatro Miela: «Mi sono dovuto reinventare un mestiere», dirà in un’intervista del 2013. Ma non gli basta: entra come docente di storia della fotografia all'Università Iulm di Milano (2002-2004) e all'Università di Trieste (2007-2010). E poi ci sono i libri. Tanti, pubblicati da Mondadori, Feltrinelli, Lint, Mgs Press, Motta Editore, Alinari, Editoriale Friuli Venezia Giulia, Libreria Editrice Goriziana. Dall’ultimo volume “Lawrence d'Arabia e l'invenzione del Medio Oriente”, Feltrinelli, scritto assieme a Mario Josè Cereghino, con il quale ha firmato anche “Tito spiato dagli inglesi” e “Mayerling. Anatomia di un omicidio” (entrambi MgsPress), “La lista di Eichmann” (ancora Feltrinelli) fino a “Ombre di luce”, con Stefano Ciol (ed. Punto Marte) e “Trieste 30 aprile 1945. Il giorno del riscatto” (Leg) oltre a “Tutto Istria” (Lint, più la curatela di “Istria” di Dario Alberi), i suoi interessi si sono sempre mossi intorno a storia, arte, fotografia, teatro. Oggi la sua attività e i suoi volumi sono il lascito di un giornalista e scrittore che ha sempre cercato di raccontare e trasmettere agli altri la cultura, nella sua accezione più ampia e condivisa.

I colleghi del Piccolo, dell'Assostampa Fvg, dell'Ordine giornalisti e del Circolo della stampa di Trieste, esprimono il loro cordoglio alla famiglia.

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