«Addio inevitabile viste le distanze»

«Ho tentato a lungo evitare lo strappo, ma mi sono trovato di fronte ad una contrapposizione impossibile da risolvere». Roberto Dipiazza prende atto con rammarico del divorzio fra la Fondazione del Verdi, che lui presiede, e il maestro Ezio Bosso, «una persona a cui in questi mesi mi sono molto affezionato». Un epilogo inevitabile, afferma il sindaco, viste le distanze diventate incolmabili. «Fino all’ultimo ho tentato di sanare la situazione, ma alla fine abbiamo dovuto trovarci con i legali, che hanno trovato questa sintesi».
Il primo cittadino auspica però che quello di Bosso non sia un addio, ma solo un arrivederci. «Spero per il bene della mia città che ci sia la possibilità che il maestro venga in futuro a dirigere delle opere, perché lui sa regalare emozioni speciali. Forse, una volta lasciata la carica di direttore stabile, sarà tutto più semplice. Lo spero per la città, ma anche per l’affetto che in questo periodo ho maturato nei confronti del maestro». Inutile comunque, a questo punto, rimuginare sulla fine dell’idillio. «Ci sono coppie che si amano, fanno figli e poi però arrivano comunque a separarsi. In questo caso è andata così. Spero solo di avere nuovamente Bosso come ospite, è quel che mi riprometto di concretizzare nei prossimi mesi».
Più secco il commento di Gibelli, insediata da poco nel ruolo di responsabile regionale della Cultura e non al corrente della vicenda Verdi: «Se si è arrivati ad una separazione di comune accordo - afferma -, immagino ci siano state buone ragioni da entrambe le parti. Apprendo ora la notizia perché, come è giusto che sia, non sono stata coinvolta: si trattava pur sempre di un contratto fra il teatro e il maestro Bosso». Infine una nota di rammarico per la partenza dell’artista: «Era una delle persone che, assieme ai vertici del Verdi, avrei desiderato incontrare in tempi brevi».
L’ex assessore alla Cultura Gianni Torrenti, titolare della delega all’arrivo di Bosso, non usa mezzi termini per commentare il divorzio da Bosso. «Lo considero un errore pazzesco anche perché è stato il sovrintendente stesso a scegliere il maestro. Una scelta di cui gli va reso merito. Bosso si era trovato in grande consonanza con il pubblico e l’orchestra, che ha fatto suonare benissimo». Aggiunge ancora Torrenti: «Le difficoltà nei rapporti contrattuali possono sempre esserci, ma mi pare un errore anche di prospettiva per il Verdi. Le persone identificano il teatro con il suo direttore musicale. Tutti sanno che Riccardo Muti è il direttore della Chicago Symphony Orchestra, nessuno sa chi è il sovrintendente».
Le Rsu del teatro, appresa la notizia dell’addio del direttore stabile residente, si sono riunite nel pomeriggio di ieri, senza riuscire però a trovare una posizione comune, e hanno scelto pertanto di non intervenire. Parla invece la presidente degli Amici della Lirica, Elisabetta D’Erme. «Prendiamo atto della conclusione della vicenda. Non avendo avuto modo di ascoltare il maestro Bosso esibirsi in un’opera lirica, per noi è difficile giudicare. Alcuni dei nostri soci hanno apprezzato i suoi concerti, altri no. Il pubblico di certo era diverso da quello della lirica. Ci aspettavamo un travaso - conclude D’Erme - che invece non c’è stato».
(g.t.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








