Aeroporti: salta l’asse Trieste-Venezia

Marchi: «Troppi giochi politici. Ronchi non ci interessa». Brandolin: «Puntavano al controllo»
TRIESTE
Enrico Marchi, presidente della Save, la società che gestisce l’Aeroporto di Venezia, blocca l’asse con Trieste: «Troppi giochi politici. Il presidente dell’aeroporto dice che Ronchi non vuole diventare la terza pista dello scalo di Venezia? Ebbene, non ci pensiamo affatto». «Ronchi non ci interessa», scandisce Marchi. L’asse aeroportuale fra Trieste e Venezia rischia di infrangersi sui veti politici? Il numero uno Save ne è convinto e trae le conseguenze. Nel mirino i soci pubblici riuniti nel consorzio fra gli enti locali che controlla con il 51% l’aeroporto. Secondo il presidente del Marco Polo, che affida al Corriere Veneto il suo disappunto, «in realtà non faranno mai l'operazione perchè - conclude - ci sono troppe poltrone da difendere». E aggiunge: «Il presidente Franco Soldati parla da una vita di privatizzazione ma trova sempre una scusa per non farla».


Replica a stretto giro di posta il presidente della società di gestione dell’aeroporto, Giorgio Brandolin: «La reazione di Marchi non fa che confermare la mia impressione, ovvero che alla Save non interessa la collaborazione quanto piuttosto controllare l’aeroporto del Friuli Venezia Giulia da socio di maggioranza. È su questo non sono certamente d'accordo». «Chi parla di netwotk o di collaborazioni - aggiunge - forse non conosce le vere logiche che si nascondono dietro alle gestioni aeroportuali e che sono logiche industriali, di profitto economico, piuttosto che atteggiamenti politici collaborativi tra aree diverse». Brandolin, insomma, dice che «se dialogo ci deve essere deve avere pari dignità».


Marchi governa Save in virtù di un accordo tra Veneto Sviluppo, la finanziaria Finint e come partner un colosso come le Assicurazioni Generali. Una corazzata aeroportuale che oltre alla gestione dello scalo veneziano controlla anche due società che si occupano della gestione di stazioni ferroviarie e di spazi commerciali in altri aeroporti e con cui partecipa a gare in Italia e in tutta Europa. Un «big» in piena regola che si ritira dalla corsa per Ronchi. A due giorni esatti dall’annuncio dell’assessore regionale ai trasporti, Lodovico Sonego sulla privatizzazione del 40% dello scalo di Ronchi, l’asse fra Trieste e Venezia rischia così di naufragare. Marchi esclude ripensamenti e parla di un interesse industriale per Trieste «modesto». Ricorda che il numero di passeggeri totalizzati da Ronchi in un anno (700 mila) è pari «a un decimo del traffico di Venezia». «La verità -aggiunge- è che Ronchi deve ringraziare le sovvenzioni della Regione a statuto speciale. Altrimenti avrebbe chiuso da tempo».


Il «caso Ronchi» ora rischia di trasformarsi in un corto circuito fra politica e industria. La scelta della Save ha la durezza di un macigno perché interagisce su un terreno delicato come il nodo infrastrutture a Nordest e nel Friuli Venezia Giulia.


Solo due giorni fa la scelta della Save sembrava scontata. Lo stesso sindaco di Venezia, accanto al primo cittadino triestino Dipiazza, si era detto certo che il Marco Polo avrebbe partecipato alla privatizzazione del 40% dell’aeroporto giuliano: «Nel caso vincesse l’aeroporto di Venezia -aveva detto Cacciari- ci sarebbe una integrazione completa fra i due scali che sarebbero quasi le due piste di un unico aeroporto». Marchi assolve la Regione guidata da Riccardo Illy (ha il 49% della società di gestione dell’aeroporto) che anzi -dice «ha sempre avuto un atteggiamento serio e propositivo».


L’assessore regionale ai Trasporti non vuole commentare le dichiarazioni del numero uno dell’aeroporto di Venezia. È certo che Sonego, da tempo, insiste sulla necessità di dare seguito alla deliberata votata all’unanimità dall’assemblea dell’aeroporto (formata dal socio Regione e dal consorzio). Il documento prevede che dopo il via libera alla concessione quarantennale (già avvenuto) il consiglio «è tenuto» a mandare avanti la procedura per scegliere un socio privato a cui dare la gestione dell’aeroporto. Di fatto avviando le procedure per la privatizzazione che avverranno attraverso una gara pubblica per ottenere l’offerta migliore.


Marchi resta sulla sua posizione convinto che «Venezia e Treviso possono benissimo crescere tranquillamente da sole nei prossimi dieci anni». Trieste insomma, vada avanti da sola.


La Save, peraltro, non è la prima volta che lamenta situazioni conflittuali con la politica. Nel maggio scorso ci fu uno scontro piuttosto acceso tra soci pubblici e privati (Comune e Provincia) critici nei confronti della gestione dello scalo veneziano. Marchi, bocconiano, manager fra i più in vista del Nordest e presidente di Finanziaria Internazionale, recentemente ha individuato «logiche politiche» anche per quanto riguarda il caso Malpensa: «I problemi di Malpensa sono di Malpensa -aveva detto- e non riguardano affatto tutto il Nord, in termini di offerta dei servizi. Per il quadrante Nord-Est il ruolo di hub di Malpensa è assolutamente residuale». Ancora una volta quindi Venezia, per volumi di traffico turistico e per relazioni imprenditoriali su scala internazionale, può tranquillamente, nella visione di Marchi, andare avanti da sola.
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