Affonda una barca nel golfo di Trieste: salvati dieci turisti

Recuperati in mare i dieci austriaci a bordo della Diwa II, immatricolata a Capodistria. Complesse le operazioni di recupero sui fondali

Gianpaolo Sarti
La barca affondata davanto al Porto Vecchio
La barca affondata davanto al Porto Vecchio

Se la ricorderanno a lungo la gita di sabato 29 agosto nel golfo di Trieste i dieci turisti carinziani finiti in mare, attorno a mezzogiorno, mentre la barca a motore da 14 metri su cui erano a bordo stava affondando a causa di un’avaria. Nessuno ha rischiato di annegare: alla fine il gruppo di austriaci se l’è cavata con un bagno di fine agosto fuori programma. Ma lo spavento, quello sì, c’è stato eccome.

È tarda mattinata, dunque, quando la centrale operativa della Capitaneria di porto riceve una chiamata che riferisce di un’emergenza in corso a circa 300 metri dal lato esterno della diga Luigi Rizzo. L’allarme arriva dalle barche attorno: c’è chi si accorge della situazione, allerta il 1530 e si dirige verso il punto dell’affondamento per trarre in salvo le persone.

Altre unità da diporto, già nei paraggi, vengono appositamente dirottate dalla centrale per dare supporto. Intanto la Guardia costiera attiva le motovedette ormeggiate, quelle già operative nei pattugliamenti in golfo, i sommozzatori dei vigili del fuoco e il 118.

I naufraghi vengono fatti salire sulla SAR CP881 della Guardia costiera e portati nella sede della Capitaneria per ricevere assistenza dal 118. Stanno tutti bene, a parte lo choc.

I dieci carinziani, poco prima dell’incidente, erano partiti a bordo della “DIWA II” (14 metri, immatricolata a Capodistria ma di bandiera austriaca) da Porto Piccolo con destinazione Isola d’Istria. Il motoscafo ha iniziato a imbarcare acqua velocemente, allagandosi a poppa e affondando in pochi minuti, a 300 metri dalla diga Rizzo. Il gruppo di turisti si è così trovato in mare. Il proprietario è rimasto a bordo fino all’ultimo nella speranza vana di salvare il possibile.

«Per prima cosa ci siamo sincerati che tutte le persone fossero fuori», afferma il vice comandante Diego Tomat, capitano di vascello. «Questa era la priorità».

Con molta probabilità si è guastato il sistema di propulsione: l’ipotesi è che l’acqua sia entrata dal circuito di raffreddamento del motore.

Come conferma il vice comandante Tomat, nei prossimi giorni verranno organizzate le operazioni di recupero dalla barca. Non saranno semplici, anche perché in quel punto il fondale è profondo 16 metri. Al proprietario, come da protocollo, è stata notificata una diffida per la rimozione e per eventuali danni da inquinamento.

 

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