«Al Cara emergenza costante. Di notte resta solo un addetto»

Lampe (Fpl-Uil): «Lì dentro sono in 200. Col Decreto Salvini via figure chiave» Il pakistano che voleva uccidersi nell’Isonzo aveva chiesto d’essere rimpatriato
Bumbaca Gorizia 28.06.2019 Recinti al Cara © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 28.06.2019 Recinti al Cara © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GRADISCA D'ISONZO. Aveva chiesto il rimpatrio il pakistano che lunedì sera ha cercato di togliersi la vita gettandosi dalla passerella che congiunge Gradisca a Poggio Terza Armata. La conferma giunge dal sindaco della Fortezza, Linda Tomasinsig, che – una volta appreso del tragico episodio fortunatamente conclusosi in modo positivo grazie alla prontezza di riflessi del cittadino di Sagrado Mariaurelio Colasurdo – ha provato ad approfondire la vicenda attraverso i propri canali.

Altri dettagli non vengono forniti, ma è ormai lampante che il caso del ragazzo presenta pesanti analogie con quello che appena 20 giorni prima aveva visto un altro pakistano gettarsi nell’Isonzo dal ponte di Piuma, a Gorizia: entrambi ospiti del Cara da lungo tempo, entrambi afflitti da problemi psichici conclamati, entrambi desiderosi di essere rimpatriati ma frustrati dalla lunga assenza di notizie sullo sblocco dei rispettivi iter.

Tomasinsig ieri ha ribadito le proprie riflessioni e altrettanto farà oggi ad un tavolo sull’immigrazione in Prefettura. «Sono due episodi sconvolgenti che devono interrogarci tutti sull’attuale approccio al fenomeno migratorio. Non è tagliando i fondi all’assistenza alla persona e all’accoglienza diffusa che si forniscono risposte serie, tanto meno in casi così gravi di vulnerabilità psichica».

Parole che in qualche modo fanno il paio con quelle dello stesso “angelo” che ha salvato la vita del giovane pakistano: «Non sono un medico, ma ho l’impressione che ad una persona in difficoltà come quel ragazzo non faccia bene stare in una struttura sovraffollata, con altre 200 persone e senza alcuna certezza sul futuro», ha commentato Mariaurelio Colasurdo.

Anche il sindacalista Michele Lampe di Fpl-Uil, profondo conoscitore delle dinamiche del Cara, esprime la sua preoccupazione. «Con i tagli previsti dal decreto Salvini sono venute e verranno meno alcune figure chiave nell’assistenza alla persona – argomenta –. La prima venuta a mancare è quella dell’insegnante, che per queste persone è il primo filtro verso l’esterno». Una figura che trasmette i rudimenti della lingua, ma fornisce ai richiedenti asilo anche le informazioni su come comportarsi all’esterno e nozioni di educazione civica.

«Non sono un simpatizzante dell’accoglienza a tutti i costi, ma queste persone sono lasciate al proprio destino, normale che i più fragili rischino l’alienazione», commenta un gradiscano leggendo Il Piccolo. «E la situazione non pare destinata a migliorare – aggiunge Lampe –. Si pensi che nel prossimo bando del Cara l’appalto prevede, oltre al celebre taglio da 35 a 19 euro pro die e pro capite per i servizi essenziali, anche un ribasso che porterebbe ad un solo operatore di turno la notte per 200 persone, alcune con le criticità evidenziate da quei ragazzi di cui si è parlato in questi giorni. Una situazione pericolosissima per tutti, dai lavoratori, al territorio, agli stessi ospiti». 

 

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