Al “Giovedì le libro” le poesie di Visintini sulle orme di Ungaretti
Le rocce del Carso immaginate come cuscini di pietra appoggiati su un letto d’erba, e il “let d’erba spiza”, quasi a tormentare ulteriormente i corpi senza vita dei “putei” che su quel letto si sono accasciati per l’ultima volta nel corso delle battaglie della Grande Guerra. È una delle immagini più commoventi di “Scoltando ‘l silenzio”, la raccolta di poesie scritte in dialetto bisiaco da Amerigo Visintini, protagonista, a partire dalle 18 nella Biblioteca comunale di Monfalcone, del quinto appuntamento con “Il Giovedì del Libro”. Un’immagine che non è blasfemia affermare abbia lo stesso senso della tragedia esistenziale della guerra contenuto nella celeberrima “Soldati” di Giuseppe Ungaretti e che non poteva che uscire dal cuore di Visintini, prima ancora che dalla sua penna. Una rappresentazione che si può immaginare come soggetto di uno dei quadri del poliedrico artista di Ronchi dei Legionari, che anche grazie alla capacità di interpretare gli scenari naturali del Carso è diventato uno dei simboli della pittura bisiaca dagli anni ’50 ad oggi. «Poesia e pittura viaggiano in me come percorsi paralleli, anche se la pittura è nata prima come passione – racconta Visintini – ma sono entrambi sentimento, e soprattutto sono espressione della mia anima e del mio cuore. Nel corso degli anni sono maturate e hanno assunto caratterizzazioni via via diverse, ma il Carso resta la principale fonte di ispirazione in me per entrambe le arti». In “Scoltando ‘l silenzio”, il Carso, con i suoi colori, e in particolare la tipica “foiarola” autunnale, ma anche la sua umanità, non è l’unico soggetto: ci sono liriche, per esempio, dedicate alla moglie Nives, scomparsa 10 anni fa, e che “alcuni hanno definito come le più toccanti della raccolta”. L’attrazione fatale per l’altipiano, però, emerge più che mai viva ed è proprio ciò che lega l’arte di Visintini alla comunità slovena, in particolare quella di Doberdò dove l’artista è considerato una sorta di cittadino onorario: «Apprezzano la mia arte, il coro Hrast del maestro Ilario Laurencig il Carso lo canta, io lo descrivo e lo dipingo”. Da qui la traduzione del libro anche in lingua slovena e stasera sarà Igor Tuta a presentare l’opera in Biblioteca.
Michele Neri
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