Alla fine del mese venti ex Sertubi restano per strada

Lasorte Trieste 30/10/19 - Piazza Unità , Prefettura, Presidio Lavoratori Sertubi
Lasorte Trieste 30/10/19 - Piazza Unità , Prefettura, Presidio Lavoratori Sertubi

Una ventina di persone rischia un Natale da fame. L’oblìo è il peggiore nemico delle crisi industriali: la fabbrica chiude, qualche parola di cordoglio, eppoi addio.

Il caso Sertubi è emblematico: lo stabilimento, collocato nell’area dell’ex Arsenale al termine di via von Bruck, aveva chiuso l’attività produttiva giusto un anno fa. Sono rimasti in piedi solo il magazzino e la parte commerciale. A distanza di un anno, su cinquanta lavoratori che avevano perso il posto, una trentina è riuscita ad arrangiarsi ed è uscita dall’azienda.

Ma una ventina di dipendenti, come si accennava in apertura, non ha trovato soluzioni alternative. Dodici mesi di cassa integrazione straordinaria, che hanno accompagnato il disimpegno del gruppo indiano Jindal Saw, stanno esaurendosi e a inizio dicembre quella ventina superstite non avrà più la copertura dell’ammortizzatore sociale. L’altro giorno, nel corso di una video-conferenza, Jindal ha detto chiaramente ai funzionari della Regione di non aver intenzione di rinnovare la “cassa”.

Antonio Rodà (Uilm) è invece favorevole a riconoscere un altro anno di Cigs, per consentire ai lavoratori un’ulteriore chance nel cercare un’opportunità occupazionale in questo momento certo non propizio e per avvicinare i più anziani all’età pensionistica. Ma sarà un’impresa disperata.

La vicenda Sertubi proprio non riesce a finire in bellezza. La fabbrica, che come suggerisce la stessa denominazione, sfornava (o meglio rifiniva) tubi, ha inghiottito nell’arco di un ventennio quasi 200 posti di lavoro. Nel 1998 aveva esordito nel quadro di un accordo tra Duferco (proprietaria dei terreni), Acegas, Ferriera. Nel 2011 era stata affittata dall’indiana Jindal. L’escalation verso la chiusura si è consumata in seguito all’impossibilità di marchiare “made in Italy” le produzioni provenienti dall’India e rifinite a Trieste. A Bruxelles non ci fu nulla da fare e gli indiani diedero forfait. —



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