Allarme dell’Istituto di sanità pubblica: «Slovenia entrata già in zona rossa»

/ LUBIANA La Slovenia è già una zona rossa per quanto riguarda l’epidemia da Covid-19. Ad affermarlo non sono fantomatici siti del web o le solite Cassandre di turno, bensì il direttore dell’Istituto nazionale della sanità pubblica (Nijz), Milan Krek.
«Possiamo aspettarci fino a 165 contagi al giorno nei prossimi giorni e siamo già tra i "paesi rossi", poiché abbiamo superato i 40 contagi ogni 100 mila abitanti in 14 giorni», sono le parole di Krek, il quale ha aggiunto che «domani i casi potranno ancora aumentare, quindi il bisogno di posti letto sarà maggiore. Dovremo pian piano iniziare ad intervenire sui letti che sono destinati ad altre attività. Ciò significa ridurre l'accesso a determinate specialistiche sanitarie, che sono anche assolutamente necessarie per i singoli pazienti ». Il che vuol dire dilatare le liste di attesa per quelle che sono le patologie non Covid.
E a Maribor ne sanno già qualcosa visto che l'aumento del numero di persone contagiate da Covid-19 ha avuto un forte picco nello scorso fine settimana. Qui, secondo i dati dell'Istituto nazionale di sanità pubblica (Nijz), ci sono attualmente 89 infezioni attive, condizione che ha paralizzato il lavoro presso la clinica di medicina interna del Centro medico universitario di Maribor. Il crescente numero di pazienti ospedalizzati con Covid-19 sta anche ostacolando il lavoro presso la clinica ginecologica e la clinica chirurgica. «Se la tendenza continuerà nei prossimi giorni, saremo nuovamente costretti a passare alle modalità in cui l’ospedale funzionava al momento dell'epidemia», ha scritto il centro clinico su Facebook. Il focolaio di Covid-19 che più preoccupa a Maribor è quello scoppiato all’interno della casa di riposo “Danica Vogrinec”, la più grande struttura di questo tipo in Slovenia. In poco più di 24 ore i contagiati sono 24 residenti e 16 dipendenti. Secondo il direttore della casa di riposo, Marko Slavič a Maribor ci sono già così tante infezioni che è difficile localizzare le trasmissioni. Per fortuna il virus non si è ancora diffuso nell'unità centrale di questa struttura, ma per usare le parole di Slavič «è solo questione di tempo prima che ciò accada» .
Ieri intanto la Slovenia ha rilevato nelle ultime 24 ore 47 nuovi contagi a fronte di 1.100 tamponi (sabato si era toccato quasi quota 100 ma i tamponi erano oltre 1.700). E filtra anche la notizia che il gruppo di esperti consulenti del governo per l’emergenza Covid-19 proporrà a breve all’esecutivo di ridurre l’orario di apertura di bar, ristoranti e locali pubblici in genere. Sono in vista per certo nuove restrizioni.
E questa volta a dover fare i conti con la pandemia sarà anche la politica, ovvero le istituzioni della Repubblica di Slovenia. Il Parlamento, infatti, che venerdì con la prima riunione inizierà la sessione autunnale dovrà farlo in una sorta di maxi teleconferenza in quanto sei deputati della Lista Marjan Sarec (Lms) e una decina di collaboratori sono in quarantena. Ma come funzionerà?«Uno degli elementi essenziali del nuovo strumento - risponde il presidente del Parlamento Igor Zorčič - per la preparazione delle sessioni a distanza è che i deputati si sentiranno, davanti a un computer, come in una grande sala delle sessioni dell'Assemblea nazionale. Potranno votare, registrarsi per una risposta e l'ora verrà sincronizzata con l'ora dell'Assemblea nazionale durante la sessione stessa».
Non ci potrà essere il voto segreto e anche per questo motivo i contrari alle riunioni virtuali hanno parlato di vulnus al sistema democratico. Certo se non fosse stato approvato ad aprile scorso l’emendamento al regolamento parlamentare che introduceva, per l’appunto, questo tipo “cibernetico” di confronto, il rischio era che in caso di situazioni gravi di pandemia il poteri del Parlamento sarebbero passati in mano al governo, un problemino non da poco in tempi oltre che di coronavirus anche di sovranismi e derive destrorse populiste molto diffuse in Europa.
La Slovenia, comunque è molto attiva anche sul piano della ricerca. L'Istituto di Chimica ha annunciato poche settimane fa che un team guidato dal professor Roman Jerala sta conducendo test preclinici di un vaccino contro il coronavirus, e ora ha annunciato anche che i suoi ricercatori sono in grado di ottenere proteine virali e consentire la produzione di reagenti di prova.
Elementi questi fondamentali per i test sulla positività o meno al Covid-19. Se le cose dovessero evolversi in modo positivo la Slovenia potrebbe, in breve, essere autosufficiente proprio nella produzione di tamponi. —
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