Allarme lavoratori della Compagnia: «A rischio le nostre professionalità»



Non si sono ancora calmate le acque nel porto di Monfalcone dopo le tensioni di qualche settimana fa a causa dell’intervento di due gruisti livornesi della MarterNeri che invece di fare formazione sono saliti a bordo di una nave per lo scarico della cellulosa. Dopo l’apparente rientro delle tensioni e la partecipazione dei sindacati a un tavolo, la Filt-Cgil ma in particolare i lavoratori della Compagnia portuale (Cpm) si sono sfilati e hanno denunciato il «rischio della mancato riconoscimento della loro professionalità e degli stessi posti di lavoro di Cpm».

Alcuni giorni fa infatti, non senza difficoltà, le imprese portuali su spinta del segretario dell’Autorità di sistema, Mario Sommariva, hanno firmato un protocollo di intesa sul lavoro, una tregua per abbassare le tensioni sociali e la rivalità delle imprese. Una rivalità innescata dalla volontà dell’Autorità di sistema, che da poco ha preso in mano la gestione del porto, di riorganizzare le attività con nuove concessioni. Le imprese devono diventare terminalisti in grado di trovare traffici e organizzare il lavoro in banchina.

Il clima da mesi era torrido in porto, si è accesa la rivalità tra MarterNeri (lavora principalmente su traffici e magazzini) e Compagnia Portuale che si occupa del lavoro in banchina (per MarterNeri). Ed ora che si aprono nuove prospettive di sviluppo il clima si è arroventato, si è accesa la concorrenza. E il sindacato, in particolare la Filt-Cgil con il segretario Saša Čulev ha lanciato un monito alle stesse imprese di «Non farsi concorrenza a spese degli operai». Sembrava che con la firma del protocollo sul lavoro gli animi si fossero calmati. Non è così. In una nota gli stessi lavoratori di Cpm spiegano di voler «rigettare i contenuti del verbale che non prevede assunzioni tra imprese, non prevede la certezza dei posti di lavoro per nessuna azienda oggi operante in porto, non garantisce il riconoscimento delle professionalità maturate».

Ma soprattutto, accusano i lavoratori, «Elimina la centralità della Compagnia nelle operazioni portuali e consegna alla MarterNeri, senza i necessari requisiti, la piena titolarità di impresa articolo 16 come prevede la legge 84/94». I lavoratori di Cpm chiedono all’Autorità di sistema di rivedere la propria posizione e un incontro. In gioco non ci sono solo i lavoratori di Cpm, ma quelli dell’impresa Alto Adriatico (assieme hanno organizzato il picchetto di protesta bloccando le operazioni di sbarco quando erano intervenuti i gruisti livornesi). Quello è uno dei bacini dove la stessa MarterNeri oltre che a pescare per i picchi di lavoro dovrebbe attingere per le assunzioni. Ma i lavoratori di Cpm non ci stanno, non voglio passare a lavorare per MarterNeri con condizioni contrattuali peggiorative. «L’accordo era equilibrato – spiega Čulev – ma non soddisfacente in quanto privo di risposte sulle assunzioni e senza necessarie garanzie per i lavoratori di Cpm». –

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