Allievi di Miramare in golfo a caccia di acque da ripulire

Chi interviene, ma soprattutto in che modo, quando in mare vengono sversate sostanze inquinanti? Lo ha scoperto in prima persona una quindicina di giovani di Trieste e di Duino Aurisina, tra i 15 e i 18 anni, che ha aderito alla prima edizione della Summer School organizzata dall’Area marina protetta di Miramare, con il patrocinio della Commissione nazionale italiana per l’Unesco e il sostegno della Regione e in collaborazione con Capitaneria e Ogs. I ragazzi hanno trascorso un’intera mattinata in golfo a bordo del rimorchiatore Spica del gruppo Castalia per una prova dimostrativa delle attività di prevenzione e disinquinamento coordinata dalla Guardia costiera. Un’attività, questa, che rientra nella quattro giorni in cui il mare e il ciglione carsico si trasformano in vere e proprie aule a cielo aperto: il gruppo di piccoli esploratori, con guide e esperti, affronterà le tante sfaccettature della sostenibilità e del rapporto uomo-ambiente, in un territorio privilegiato come appunto Miramare e il litorale triestino, riconosciuti dall’Unesco quale Riserva di biosfera con un progetto presentato nel 2017 dall’Area marina diretta da Maurizio Spoto.
I partecipanti della Summer School stanno scoprendo così in queste giornate non solo gli impatti nefasti dell’uomo sulla natura, ma anche le pratiche virtuose da lui stesso avviate, come l’ecoturismo, gli allevamenti estensivi di mitili e la viticoltura. In quest’ambito dunque rientra l’uscita in mare sullo Spica, «che opera grazie a una convenzione tra il ministero dell’Ambiente e il Consorzio Castalia», ha spiegato il sottotenente di vascello Claudio Marrone. A bordo è stata formulata una vera e propria simulazione di un’operazione antinquinamento di dimensioni contenute, che può avvenire ad esempio in seguito al rilascio di benzina da parte di una barca che sta affondando, illustrata dal capitano di vascello Fabio Poletto. In questi casi l’intervento avviene sotto l’egida della Guardia costiera ( «L’Italia – ha ricordato il capitano di fregata Giulio Giraud – ha adottato la prima legge sulla difesa del mare nel 1982»). Una volta individuata la macchia inquinante, l’area viene circondata da barriere galleggianti. È poi un dispositivo chiamato skimmer che, attraverso delle spazzole, asporta la sostanza nociva, che viene infine risucchiata da una pompa.—be.mo.
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